in LGBTQIA, Sexlog

Il sadomasochismo (S/M) è spesso ridotto al semplice concetto che si voglia sperimentare piacere attraverso il dolore, un fenomeno che viene visto come solo caratterizzato da atti sessuali violenti e privi di significato (McCary, 1973: 358-60; Kando, 1978:108). In realtà S/M è un termine ombrello che si riferisce ad un ampio insieme di pratiche individuali, che hanno alla base l’espressione personale secondo i desideri e le passioni di ogni persona coinvolta.

All’interno della comunità gay, alcuni comportamenti di sottomissione e dominanza sono più frequenti di altri, la maggior parte dei quali non coinvolge il dolore.
Per intendere la messa in atto di comportamenti sadomasochistici gay si utilizza il termine “Leathersex” mentre per identificare gli autori di comportamenti sadomasochistici “leathermen” (Kamel, 1980).

Nello specifico, per i “leathermen” il sadomasochismo si basa su situazioni caratterizzate da asimmetria di potere, nelle quali è presente un soggetto dominante e uno sottomesso. Questa condizione si può raggiungere attraverso molti modi, comportamenti, fantasie, situazioni che possono essere raggruppati in quattro aree tematiche: contenimento, paura, mascolinità, umiliazione.

Nel mondo del sadomasochismo gay non è così sottintesa l’equazione che associa la sottomissione in ambito sessuale alla donna e la dominanza alla maschilità, visto che i rapporti sono solo tra uomini; anche se si ritrovano comunque delle condizioni nei quali l’uomo più femminile viene considerato come sottomesso mentre l’uomo estremamente virile è sicuramente il master della coppia. Questo dualismo maschile/dominazione e femminile/sottomissione è meno frequente nella comunità gay rispetto ad una coppia eterosessuale.

Il termine S/M indica con S il master o sadico e con M si intende lo schiavo o sottomesso.
Nell’ambito del sadomasochismo le aree tematiche di restrizione, paura, mascolinità ed umiliazione possono essere raggiunte in vari modi. In primis, il concetto di restrizione può essere ottenuto attraverso il bondage; quello della paura attraverso minacce di violenza e dolore; l’umiliazione attraverso linguaggio offensivo, degradazione, situazioni che coinvolgono per esempio l’urina; mascolinità attraverso l’indossare vestiti in pelle e dimostrare di essere maschi virili rozzi (Kamel, 1980).

Il bondage consiste nel limitare il movimento dell’altra persona attraverso corde, materiali in pelle, catene ed è utile in un contesto S/M per stabilire i ruoli, conferendo al master il potere, togliendo la libertà di scelta al sottomesso. Inoltre, la fantasia diventa uno degli strumenti di contenimento, perché il master fa credere allo schiavo che non ha la possibilità di opporsi altrimenti verrà punito. Tuttavia, lo schiavo cerca di testare il master cercando di liberarsi per mantenere viva la fantasia e la scena erotica, e il master in risposta lo tortura o comunque ristabilisce l’ordine del rapporto.

Per quanto riguarda la parte dell’umiliazione, il master utilizza parole degradanti, insulti, minacce nei confronti del masochista per stimolare la sua volontà di essere umiliato. Un’altra tipologia di umiliazione è la “kennel discipline” (disciplina canile), o la deumanizzazione e demascolinizzazione dello schiavo, facendolo comportare come un cane, ordinandogli di leccare le scarpe, facendogli indossare un collare, farlo mangiare dalle ciotole del cane e in alcuni casi facendolo dormire per terra vicino al letto. Un altro tipo di umiliazione si ottiene attraverso i cosiddetti “Watersports” quindi comportamenti sessuali che coinvolgono l’urina o le feci. Il master le utilizza per umiliare lo schiavo, urinando o defecando su di lui (Kamel, 1980).

Il concetto di maschilità nell’ambiente sadomaso è rafforzato attraverso l’indossare vestiti di pelle, che possono essere un forte simbolo della virilità. Per alcuni uomini gay la pelle è attraente, specialmente su uomini esteticamente belli, per altri i materiali di pelle sono eccitanti al tatto e spesso il colore prediletto è il nero. Gli articoli di pelle più diffusi sono anelli per il pene, sospensori, cinture, stivali, fruste e cinghie per minacciare e costringere.

In relazione al concetto di paura, far sentire spaventato lo schiavo è un modo per stabilire i ruoli, dove il dolore nel concreto è ridefinito, non per forza è alla base del rapporto. Ad esempio l’utilizzo della frustra da parte del Master nello spanking (l’atto di colpire qualcuno con la mano, di solito più volte sul sedere come punizione o per piacere sessuale), non ha l’obbiettivo di fare semplicemente del male allo slave, ma il concetto più importante è l’esercitare dominanza. Infatti, come evidenziato da un master qualificato in ambito S/M “il master con molta esperienza non è colui che sa infliggere dolore, quanto piuttosto colui che sa inculcare la paura e la minaccia del dolore e della violenza” (Kamel, 1980).

Per concludere, è importante sottolineare come in un rapporto sadomasochistico è importante che ci sia dialogo tra lo schiavo e il master riguardo alle proprie preferenze sessuali proprio perché lo spettro dei comportamenti sessuali è molto ampio. I “leatherman” sono chiari e diretti sui propri desideri sessuali, istituendo delle parole chiave o “safe words” che possano stabilire dei confini all’interno del rapporto. Sono parole che permettono di controllare la situazione specialmente quando non è più desiderata e consensuale, permettendo dei periodi di “time out”.

 

Tirocinante: Edoardo Fiorentini
Tutor: Cristiana Sardellitti

 

Riferimenti
-Kamel, G. L. (1980). Leathersex: Meaningful aspects of gay sadomasochism. Deviant Behavior, 1(2), 171-191.
-Kando, Thomas M. 1978 Sexual Behavior and Family Life in Transition. New York: Elsevier.
-McCary, James L. 1973 Human Sexuality, second edition. New York: D. Van Nostrand.

Condividi

Lascia un commento