Il rapporto tra arte e sessualità è intrinseco e complesso. Innanzitutto, la sessualità è una componente fondamentale dell’esperienza umana e ha sempre avuto un ruolo significativo nella cultura delle diverse società, sia come tema esplicito che come forza sottintesa o simbolica. Infatti, l’arte può esplorare la sfera sessuale in modi molteplici e diversi. Ad esempio, può rappresentare l’eros e l’intimità, mostrando l’amore, la passione e la bellezza dei corpi e delle relazioni fisiche tra essi. Inoltre, può rappresentare le differenti dimensioni sociali della sessualità umana, inclusi i suoi aspetti politici, culturali e psicologici. Oppure può concentrarsi sui tratti maggiormente trasgressivi e lussuriosi che rappresentano molto spesso dei tabù per la società.
In particolare, gli artisti possono creare opere che sfidano le norme sociali, sollevano domande, stimolano il dibattito e offrono nuove prospettive sulla sessualità. L’arte può anche essere un mezzo per esplorare e sperimentare le proprie identità sessuali, i desideri e le fantasie che molto spesso rimangono sopite ed inespresse durante la vita quotidiana di un individuo.
D’altro canto, anche il rapporto tra il fruitore e l’opera d’arte può essere intimo e dai molteplici risvolti, provocando una varietà di reazioni emotive e intellettuali diverse per ogni individuo.
Nello specifico, l’opera d’interesse potrebbe a volte suscitare desiderio e attrazione sessuale, eccitazione, connessione emotiva e persino la ricerca dell’intimità e l’evocazione di sentimenti che solitamente vengono espressi nei confronti di altri esseri umani. Non è sempre facile trovare il confine tra una passione, magari estrema, per una forma d’arte qualsiasi (ad esempio, una scultura, un quadro, una poesia, una canzone, …) o la presenza di un disturbo parafilico. In tal senso, il termine parafilia, dal greco para (accanto, oltre) e filia (amore) viene definita dal DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) come qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale che coinvolge oggetti, attività o situazioni di natura atipica. Si parla di disturbo parafiliaco se la parafilia, nel momento presente, causa disagio o compromissione nell’individuo o un bisogno la cui soddisfazione ha arrecato o rischiato di arrecare un danno a se stessi e/o agli altri.
Il termine Algamatofilia (dal greco “algama” ossia statua e “filia” amore) esprime l’attrazione sessuale nei confronti di oggetti inanimati antropomorfi quali statue, bambole, manichini e simili. Oltre alla sfera sessuale, comporta anche la proiezione di sentimenti amorosi nei confronti dell’oggetto scelto e in generale la preferenza ad intrattenere rapporti con materiali inanimati che con altri essere umani.
Questo comportamento sessuale atipico veniva maggiormente messo in atto nell’antichità, in particolare i racconti più famosi si rifanno alla Grecia dove il legame tra le persone e la religione era molto forte, tanto da costruire innumerevoli statue raffiguranti le divinità.
In tempi maggiormente moderni, all’interno del contesto psicologico, invece, famoso divenne l’analisi di Freud “Delirio e sogni nella Gradiva” del romanzo “Gradiva, una fantasia pompeiana” di Jensen, che racconta la storia dell’amore tra un archeologo introverso, incapace di intrattenere una relazione di qualsiasi tipo con una donna e un bassorilievo raffigurante una donna intenta a camminare.
In questo caso, il padre della psicoanalisi ritiene che il soggetto inizi a mettere in atto atteggiamenti algamatofili a causa delle forti limitazioni poste dal padre autoritario, obbligandolo ad una vita in conformità con la morale puritana. Secondo Freud, tutto ciò comporta l’indirizzo dell’energia pulsionale inconscia verso ‘mete più alte e inattaccabili’ e quindi ad evitare la soddisfazione dei bisogni sessuali con altre persone, preferendo forme d’arte come il bassorilievo appunto.
Anche altri autori si sono interrogati sull’origine dell’algamatofilia, in particolare la psichiatra Krafft Ebing accenna ad un collegamento tra questa passione ed il voyeurismo, in quanto le due parafilie sono accumunate dalla sensazione di potere e di rendere l’altro oggetto da guardare, denudandolo della propria intimità e quindi possederlo.
In conclusione, l’algamatofilia rappresenta un connubio tra l’arte e il desiderio sessuale e di intimità. E’ importante sottolineare che si parla di disturbo parafilico soltanto nel momento in cui crea un marcato disagio e diminuisce la qualità della vita del soggetto e delle persone a lui care.
Tutor: Maurizio Leuzzi
Tirocinante: Alessandro Ghigo
BIBLIOGRAFIA:
– American Psychology Association (2014). Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, Fifth edition, DSM-V. Arlington VA.
– http://www.psychiatryonline.it/node/9348



