in Devianza e Parafilie, Sexlog

La pedofilia femminile è un punto dolente, un argomento scomodo che sconvolge le certezze sociali, culturali ed emotive che costituiscono l’esistenza di tutti noi: la maternità e lo sviluppo mentale e fisico del bambino (Mollaioli, Limoncin, Ciocca & Jannini, 2023). Una donna sessualmente attiva è sempre stata un tabù nel corso della storia, ma la pedofilia femminile rappresenta il “tabù dei tabù”, perché rappresenta una violazione del tabù della maternità incompiuta e rinnegata (Mollaioli, Limoncin, Ciocca & Jannini, 2023). Inoltre, gli stereotipi sui ruoli di genere concettualizzano le donne come premurose e gli uomini come più violenti. Tra le conseguenze indesiderate di questi stereotipi c’è la possibilità per le donne di continuare a commettere reati sessuali senza controllo, con minori probabilità di arresto, sentenze più basse e condizioni meno restrittive rispetto alle loro controparti maschili.

Anche la letteratura scientifica, soprattutto nei Paesi occidentali, è stata influenzata da questo ragionamento e di conseguenza il fenomeno della pedofilia femminile è stato poco studiato. Recentemente alcuni ricercatori (Wurtele, Simons, & Moreno, 2014) hanno confrontato l’attrazione sessuale di uomini e donne per i bambini e hanno scoperto che le donne esprimono tali attrazioni sessuali a un quarto o a un terzo del tasso di prevalenza maschile (1-3% contro 4-9%). Tuttavia, un altro studio ha riscontrato che uomini e donne non differiscono nelle fantasie sessuali che coinvolgono bambini di età inferiore ai 12 anni (Joyal, Cossette, & Lapierre, 2015); pertanto, questi risultati possono suggerire differenze nella prevalenza di attrazioni sessuali verso bambini più grandi o adolescenti, ovvero un maggiore interesse sessuale delle donne per l’ebefilia rispetto agli uomini – 13,7 contro 1,3 (Bártová et al., 2021).

Petrone e Troiano (2005) e Petrone e Lamberti (2011) hanno suddiviso le donne pedofile in tipologie, sulla base delle loro caratteristiche di personalità:

  • Latente: chi ha un forte impulso sessuale verso i bambini, ma a causa di restrizioni legali e sociali non manifesta alcun comportamento manifesto
  • Occasionale: l’abuso pedofilo si verifica solo quando le condizioni esterne lo permettono, ad esempio quando la donna pedofila si trova in un paese straniero dove la pedofilia è meno condannata rispetto al paese di origine.
  • Immaturo: donne che non sviluppano una psicosessualità adulta e competenze interpersonali adeguate all’età.
  • Regressivo: donne che hanno un normale sviluppo psicosessuale adulto, ma in situazioni di forte stress emotivo possono manifestare comportamenti pedofili.
  • Aggressivo: donne con bassa autostima e un forte senso di impotenza, il quale può portare a un vero e proprio sadismo nei confronti della vittima.

Gli autori hanno anche indicato almeno tre tipi di donne/madri prepedofile:

  • La madre collusiva – che inconsciamente, ma anche consapevolmente, sacrifica il proprio figlio a un pedofilo, soddisfacendo così il suo bisogno di umiliare e aggredire il bambino, mantenendo una posizione passiva.
  • La madre dipendente – ha una personalità estremamente fragile, non svolge il suo ruolo di protezione dei figli ed è subordinata al partner.
  • La madre vittima – è bloccata nel ciclo abusante-abusato, il che indica che questo tipo di donna è stata a sua volta vittima di abusi sessuali in passato. La donna utilizza meccanismi di difesa, come la negazione, la repressione e il dislocamento, in modo da non riconoscere e reprimere le emozioni negative legate all’abuso da parte di un altro membro della famiglia.

Tenendo conto di tutto ciò, la pedofilia femminile è ancora considerata un’enorme zona grigia e un tabù per motivi sociali, culturali ed emotivi. Questo fenomeno crea forti reazioni emotive negative da parte della società e viene in qualche modo “sommerso” e guardato da lontano per la gravità del legame intimo madre-figlio. È difficile accettare questa realtà. Tuttavia, anche se è difficile riconoscere la pedofilia femminile sotto le spoglie della maternità, essa esiste e richiede una maggiore comprensione scientifica e strategie di prevenzione.

Tutor: Maurizio Leuzzi
Tirocinante: Indre Bieliunaite

Bibliografia
-Corona, G., Jannini, E. A., & Maggi M. (2023). Emotional, physical and sexual abuse. In: D. Mollaioli, E. Limoncin, G. Ciocca and E. A. Jannini (Eds.), Atypical Sexual Offenders (pp. 93-109). Springer.
-Lievesley, R., & Lapworth, R. (2022). “We Do Exist”: The Experiences of Women Living with a Sexual Interest in Minors. Archives of Sexual Behavior, 51, 879–896. https://doi.org/10.1007/s10508-021-02160-z
-Petrone, L. & Troiano, M. (2005). E se l’orco fosse lei? Strumenti per l’analisi, la vlutazione e la prevenzione dell’abuso al femminile. Franco Angeli, Milano.
-Petrone, L. & Lamberti, E. (2011). Pedofilia Rosa – Il crollo dell’ultimo tabù. Magi Edizioni Scientifiche, Roma.
-Tozdan, S., Briken, P., & Dekker, A. (2019). Uncovering Female Child Sexual Offenders-Needs and Challenges for Practice and Research. Journal of Clinical Medicine, 8(3), 401-412. https://doi.org/10.3390/jcm8030401
-Welldon, E. (1995). Madre, Madonna, prostitute. Centro Scientifico Torinese, Torino.

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