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Child Beauty Pageants (o concorsi di bellezza per bambini) possono sembrare estremamente distanti dalle solite competizioni a cui i bambini prendono parte tanto nel nostro Paese quanto in tutta Europa. Eppure sono proprio diversi Paesi occidentali a portare avanti questa pratica con grande frequenza e costanza. Gli Stati Uniti, per esempio, vantano una lunga tradizione in questo tipo di concorsi, con genitori, soprattutto madri, che passano lo scettro ai propri figli, tramandando le esibizioni di generazione in generazione.

Un aspetto preoccupante di questi show, ultimamente mostrati anche in televisione e in streaming, è il modo in cui i giovanissimi partecipanti (si parla anche di bambini di appena un anno di età) sono incoraggiati a vestirsi e comportarsi: abiti che risaltano i corpi e li mettono in mostra, trucco pesante che tende ad adultizzarli, movenze seduttive (Tamer nel 2011 riportò che venne detto a una delle piccole concorrenti di “muovere quel sedere”). Questo tipo di preparazione e di incoraggiamento apre ad un’interpretazione sinistra di questi concorsi, offrendo uno spettacolo che talvolta sfiora la pedopornografia autorizzata ed espone i minori a potenziali abusi di tipo psicologico, fisico e sessuale, tanto da parte di chi organizza gli eventi quanto da parte delle famiglie stesse, le quali nutrono spesso enormi aspettative sui risultati dei figli.

La fissazione per la forma fisica dei bambini, che è il vero fulcro di tali concorsi, ha sollevato una serie di interrogativi sulle possibili problematiche che i piccoli potrebbero sviluppare nel corso del tempo, sia in termini di disturbi fisici (in alcuni casi, le cosiddette “reginette di bellezza” hanno ricevuto iniezioni di botox per eliminare possibili imperfezioni e ottenere un maggior favore da parte del pubblico, nonostante la giovanissima età) sia, soprattutto, psicologici. La grande pressione per la riuscita nella competizione e il rigore richiesto per parteciparvi possono fortemente minare l’autostima di menti così giovani e in fase di continui cambiamenti, mentre la sessualizzazione e gli standard di bellezza imposti rischiano di far insorgere disturbi legati all’immagine corporea, intesa sia come corpo da scolpire sia come strumento da esporre per sedurre e ottenere approvazione.

Lo standard di bellezza utilizzato come metro di paragone dai partecipanti e dagli adulti attorno a loro è quello della celebre bambola Barbie: un’evidente utopia rispetto alla realtà dei fatti. Eppure, l’immagine che i giovani concorrenti devono tenere a mente come obiettivo da raggiungere e, possibilmente, superare è proprio quella: un viso privo di imperfezioni, eternamente giovanile, con un fisico alto e snello. Mantenere quell’ideale, soprattutto in una fase di profondi cambiamenti corporei in termini di altezza e peso, richiede severità sia nell’attività sportiva sia nell’alimentazione, la quale consiste alternativamente in pasti magri e in bevande energetiche per poter affrontare le lunghe giornate sul palco. L’imposizione di tale rigidità può modificare la struttura psicologica di questi giovanissimi, che potrebbero iniziare ad avvertirla come un elemento centrale della propria identità, tanto da provare senso di colpa, se non disgusto e riprovazione, nei confronti delle pur minime deviazioni dai piani, alimentari e non, che sentono di dover seguire.

Un’infanzia vissuta con questo tipo di preoccupazioni può mostrare le sue conseguenze in età adulta. Come sottolineato da diversi ricercatori, non è infatti inusuale che i piccoli concorrenti dei beauty pageants crescano manifestando sintomi di tipo depressivo, ansioso e, ancora più spesso, legati ai disturbi del comportamento alimentare. Uno studio di Thompson e Hammond (2003) condotto su un campione di 131 partecipanti a concorsi di bellezza provenienti da 43 stati degli USA ha somministrato diverse misure per valutare l’autostima, la presenza di disturbi alimentari, la preoccupazione per l’immagine corporea e la taglia ideale. I risultati emersi sono allarmanti: un quarto delle donne intervistate ha riportato di aver ricevuto una diagnosi di disturbo del comportamento alimentare, più della metà ha dichiarato di star cercando di perdere peso e quasi la metà ha espresso il desiderio di essere più magra. Tra le partecipanti che avevano sviluppato un disturbo alimentare, l’insorgenza della patologia si era verificata dopo l’ingresso nel circuito dei concorsi (in media all’età di 16 anni) e l’8% si era sottoposto a trattamenti specifici.

Anche altre ricerche, condotte su campioni più ristretti, hanno confermato l’impatto negativo dell’esposizione a un ambiente fortemente competitivo e incentrato sull’aspetto fisico: da adulti, i partecipanti possono esperire una maggiore insoddisfazione per il proprio corpo, sfiducia interpersonale e una marcata disregolazione nel controllo degli impulsi.

A questo punto appare evidente la necessità di porre una rigorosa attenzione al controllo dei contenuti a cui i più giovani vengono esposti e, in particolar modo, al tipo di attività in cui vengono coinvolti. Proteggerli da un’attenzione ossessiva verso il proprio corpo e la propria taglia, oltre a tenerli lontani da contesti in cui rischiano abusi fisici e psichici, rappresenta una forma fondamentale di prevenzione: una misura indispensabile per tutelare la loro autostima, la loro salute mentale e il loro futuro rapporto con il cibo e con lo specchio.

Tirocinante: Martina Maria Anna Incorvaia

Tutor: Maurizio Leuzzi

Bibliografia:

– Cartwright, M. M. (2012). Princess by Proxy: What child beauty pageants teach girls about Self-Worth and what we can do about it. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 51(11), 1105–1107. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2012.08.011 ;

– Dejmanee, T. (2014). Nursing at the screen. Feminist Media Studies, 15(3), 460–473. https://doi.org/10.1080/14680777.2014.947520 ;

– Ging, D., Kiely, E., Kitching, K., & Leane, M. (2018). #Slane Girl, beauty pageants and padded bras: flashpoints in the sexualisation of children debate in Irish media and political discourse. Feminist Media Studies, 19(3), 412–427. https://doi.org/10.1080/14680777.2018.1467943 ;

– Kelly, J. M., & Garmon, L. C. (2016). Perceptions of child beauty pageants and their impacts: What really lies behind the tiara? Atlantic Journal of Communication, 24(4), 201–215. https://doi.org/10.1080/15456870.2016.1208528

– Thompson, S. H., & Hammond, K. (2003). Beauty is as beauty does: Body image and self-esteem of pageant contestants. Eating and Weight Disorders – Studies on Anorexia Bulimia and Obesity, 8(3), 231–237. https://doi.org/10.1007/bf03325019

– Wonderlich, A. L., Ackard, D. M., & Henderson, J. B. (2005). Childhood Beauty Pageant Contestants: Associations with Adult Disordered Eating and Mental Health. Eating Disorders, 13(3), 291–301. https://doi.org/10.1080/10640260590932896 .

Sitografia:

https://www.mentalhealth.com/library/toddlers-and-tiaras-child-beauty-pageants-are-they-good-for-our-children ;

https://site.unibo.it/canadausa/it/articoli/i-child-beauty-pageants-nell-industria-della-bellezza-statunitense ;

https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2010/jul/11/child-beauty-queens.

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