Le fantasie sessuali possono essere considerate un aspetto comune nella vita psichica e sessuale di tutti (Alle, et al., 2020) e costituiscono una normale fonte di eccitazione sessuale (Baić et al., 2019). Di per sé, queste fantasie non sono pericolose e le persone spesso non le mettono in atto, soprattutto quando la natura di queste fantasie potrebbe danneggiare sé o gli altri.
Le fantasie sessuali sadiche sono degli scenari fittizi in cui il soggetto fantastica di danneggiare l’altro attraverso torture, mutilazioni e sofferenza, e ciò permette, a colui che immagina, di sperimentare un importante aumento dell’eccitazione sessuale (Bondü & Birke, 2020).
È importante sottolineare per non cadere in banalizzazioni o fraintendimenti che il contenuto della fantasia sessuale non è sempre indicativo di un possibile reato sessuale. Sembra infatti che molte persone abbiano fantasie di stupro, dominazione e sottomissione ma quasi nessuno di queste le metterebbe in atto. Più che il contenuto elementi come frequenza, intensità e ossessione possono costituire un punto di allarme (ibidem).
I serial killer a sfondo sessuale solitamente presentano una parafilia che spesso sfocia in disturbo parafilico e nella maggior parte dei casi presentano tratti di personalità psicopatologici come tratti sadici, narcisistici e antisociali (Bruzzone, 2019). La ragione principale che muove questi individui sembra essere il raggiungimento di un piacere sessuale non raggiungibile in altro modo, se non attraverso il totale controllo sulla vittima.
La vittima diventa l’oggetto su cui trasferire le fantasie parafiliche che abitano la mente del killer. Solitamente la coercizione, il dominio e la violenza sono strumenti che l’offender utilizza per soddisfare il proprio bisogno di controllo e autostima e sostenere un senso di sé frammentato. Un elemento sempre presente è il disprezzo per la vittima, inteso come disprezzo per la figura femminile nel suo insieme (nel caso di offender uomo-vittima donna).
Le caratteristiche più presenti nel sex offender seriale sono la mancanza di empatia, la deumanizzazione della vittima e il focus su un unico scopo, ovvero quello di soddisfare i propri bisogni di potere e controllo annullando l’altro in ogni suo aspetto, in modo che la vittima non abbia alcuna possibilità di esistere nello scenario creato dall’aggressore (Bruzzone, 2019).
Infatti, una caratteristica che contraddistingue questi soggetti è l’assenza di un movente “convenzionale” come la vendetta, il lucro, la passione, l’ira o l’abbandono (Bruzzone, 2019).
Questi tipi di omicidi, infatti, sembrano non essere connessi ad un guadagno materiale, ma alla soddisfazione di bisogni sviluppati attraverso la fantasia. La soddisfazione di questi bisogni è infatti il nucleo centrale dell’azione dell’offender, una serie di azioni che non sono necessarie strettamente a determinare l’evento ‘’morte’’ ma consentono all’assassino di mettere in atto le sue fantasie. Tale rituale tende a rimanere abbastanza stabile nel corso delle aggressioni e prende il nome di firma dell’offender, che si distingue dal modo in cui un certo crimine viene compiuto che si definisce modus operandi. Le fantasie sessuali sono un bagaglio che ognuno di noi ha, che in coscienza sceglie o meno di mettere in pratica solitamente con partner adulti e consenzienti.
Per gli assassini sessuali seriali sembra che il principio di realtà possa talvolta venire meno e la fantasia, soprattutto sessuale, costituisce per quest’ultimi qualcosa di estremamente complesso. L’azione omicidiaria sembra infatti la trasposizione nella realtà della fantasia (Bruzzone, 2019). Le aspettative che il killer rispetto alle proprie azioni e alle loro conseguenze ha sono quasi sempre di matrice psicologica e psicopatologica. L’interazione sessuale tra offender e vittima può esserci prima, durante o dopo l’aggressione oppure può essere limitata.
Elemento da tenere a mente è che il sesso in questo tipo di crimini non è l’obiettivo ultimo ma è uno strumento al pari delle altre armi, utilizzato per degradare, distruggere la vittima, ottenendo così un controllo quasi assoluto sulla stessa. Una categoria un po’ a parte è rappresentata dal lust killer, ovvero un soggetto che ha bisogno di ottenere una soddisfazione sessuale e in questo caso la morte sembra rappresentare l’altra faccia della medaglia della sessualità.
Questo tipo di soggetto è infatti guidato non tanto da fantasie di potere e controllo, quanto da un vero e proprio bisogno di soddisfazione sessuale.
Una distinzione interessante tra i comportamenti messi in atto dagli assassini seriali sessuali riguarda la matrice parafilica alla base, che può essere sadica oppure necrofila. Il killer sadico uccide lentamente ricavando il proprio piacere sessuale dalla violenza, dalla sopraffazione; il necrofilo invece uccide per ottenere il proprio oggetto sessuale. Il sadismo può differire dalle altre parafilie perché nella maggior parte dei casi il soggetto sadico non si serve dei genitali per infliggere sofferenza, i quali possono essere sostituiti da oggetti o strumenti.
Il soggetto sadico, infatti, si serve della sofferenza effettiva o simbolica della vittima per procurarsi l’orgasmo, spesso raggiunto tramite atti masturbatori. Spesso l’atto sessuale in sé o la penetrazione non sono necessari, alcuni mutilano la vittima e ne conservano alcune parti come souvenir. Alcuni soggetti invece, spinti da un desiderio necrofilo possono tornare sul luogo del crimine per abusare del cadavere.
Per quanto riguarda l’eziologia di queste fantasie e soprattutto dell’impulso a metterle in atto, emerge dalla letteratura come spesso diversi autori di reati sessuali condividano un passato di abusi e negligenze da parte delle figure di riferimento, esperienze che possono tornare a perseguitare il soggetto in età adolescenziale e adulta sotto forma di fantasie. Questi eventi spesso si legano all’incapacità di creare legami significativi e durevoli con le persone e soprattutto con l’altro genere, con conseguente senso di inadeguatezza e inferiorità che può comportare ostilità verso il genere femminile (Bartels et al., 2017). Le fantasie di dominio, controllo, sottomissione e umiliazione rappresenterebbero quindi una strategia di coping disadattivo per preservare un’identità fragile e danneggiata.
Il passaggio dalla fantasia alla messa in atto del comportamento deviante sembra avvenire nel momento in cui la fantasia non è più sufficientemente appagante per il soggetto al fine di ottenere una completa soddisfazione sessuale. La messa in atto di questi comportamenti, sorretti da una grande spinta aggressiva, permette all’offender di ottenere nuovo materiale, spesso in aggiunta a elementi appartenenti alla vittima, su cui fantasticare e compiere atti masturbatori (ibidem).
Tirocinante: Alessandra Ragona
Tutor: Cristiana Sardellitti
Bibliografia:
Allen, A., Katsikitis, M., Millear, P. & McKillop, N. (2020). Psychological interventions for sexual fantasies and implications for sexual violence: A systematic review.
Baić, V., Lajić, O. & Ivanović, Z. (2019). Sexual fantasies of the rapists.
Bartels, R., M., Harkins, L. & Beech, A., R. (2017). The Influence of Fantasy Proneness, Dissociation, and Vividness of Mental Imagery on Male’s Aggressive Sexual Fantasies.
Bondü, R. & Birke, J. (2020). Links between aggressive sexual fantasies and presumably non-consensual aggressive sexual behavior when controlling for BDSM identity. International Journal of Conflict and Violence, 14(1), 1-18.
Bruzzone, R. & Caputo, A., (2019). Criminologia dei sex offender. Giuffrè Francis Lefebvre.



