in Devianza e Parafilie, Sexlog

Il Serial Killer, noto anche come omicida seriale, è un individuo che perpetra una serie di omicidi, caratterizzati da un modus operandi comune. Le sue azioni si susseguono in periodi di tempo variabili, intervallati da fasi di “raffreddamento” noti come “cooling off time”, durante i quali l’individuo tende a condurre una vita apparentemente normale.

L’Ibristofilia rappresenta un disturbo parafilico, ovvero un disturbo della sessualità che si manifesta attraverso un’attrazione sessuale nei confronti di individui che hanno perpetrato crimini di varia natura, inclusi, ad esempio, omicidi. Per disturbo parafilico intendiamo «qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti» (APA, 2013).

Il termine “Ibristofilia” è stato coniato nel 1986 dallo psicologo e sessuologo neozelandese John Money e, deriva dall’unione delle parole greche ὑβρίζειν (hubrizein), che significa letteralmente “commettere un oltraggio verso qualcuno” (a sua volta derivata da ὕβρις, “hubris”), e philo, che indica “avere una forte affinità/preferenza per”. Questo disturbo è noto anche come “Sindrome di Bonnie e Clyde”, facendo riferimento alla celebre coppia criminale statunitense.

L’Ibristofilia si manifesta prevalentemente nel contesto femminile, sia in virtù della presenza statistica più elevata di criminali di sesso maschile, sia a causa dello stereotipo culturale che associa le donne a un ruolo maggiormente passivo (Money, 1986). Tuttavia, in letteratura si riscontrano anche casi di ibristofilia al maschile. Ad esempio, il sociologo americano Pettigrew, nel suo articolo “Aggressive hybristophilia in men and the affect of a female serial killer” pubblicato sul Journal of Forensic Psichiatry and Psychology, presenta un caso in cui alcuni uomini affascinati da una serial killer si erano resi complici dei suoi crimini.

Lo psicologo Leo Seltzer ha trattato questo fenomeno nel suo articolo: “Why do women fall for serial killers?”. Secondo Seltzer, i serial killers sono, in questi casi, visti come maschi alfa, ed è questo il motivo del perchè risultano affascinanti. Seltzer afferma: “Come terapista ho incontrato molte donne che si lamentavano della propria vulnerabilità di fronte a uomini dominanti che esse consapevolmente riconoscevano essere del tutto sbagliati per loro”. Queste persone, affascinate o ossessionate dai serial killer, sono comunemente chiamate Serial Killers Groupies, poiché manifestano un fervente interesse nei confronti del criminale, al punto da seguire attentamente i processi giudiziari e inviargli lettere d’amore anche durante il periodo di detenzione. L’origine di questa fenomenologia risale al processo di Henri Landru, un serial killer francese condannato a morte nel 1922, il quale ricevette circa 800 proposte di matrimonio nel corso dei suoi quattro anni di prigionia.

In relazione a ciò, è stata condotta un’ampia ricerca mirata allo studio di ottantanove donne che avevano sviluppato legami sentimentali con uomini detenuti, persone con le quali non avevano avuto alcuna conoscenza precedente alla reclusione (Slavikova & Panza, 2014). Queste donne avevano instaurato relazioni affettive anche con detenuti condannati a pene molto lunghe, tra cui cinque nel braccio della morte, evidenziando un interesse limitato per la sfera sessuale a favore di una connessione prevalentemente di natura “romantica”.

Le autrici della ricerca, Slavikova e Panza, entrambe docenti di psicologia presso la California State University, sottolineano che nessuna delle donne coinvolte manifestava disturbi legati alla sfera sessuale. Inoltre, il campione presentava una distribuzione ad ampio range di età e non differiva dalla popolazione generale in termini di diversità etnica, religiosa, scolastica e lavorativa. Un elemento rilevante riguardava le esperienze infantili di queste donne: molte di loro avevano subito abusi fisici e/o sessuali durante l’infanzia. Numerose partecipanti allo studio avevano vissuto con un padre e/o un marito dominante, controllante e abusante, il che potrebbe spiegare la scelta di un partner con caratteristiche simili o, al contrario, di un uomo che potesse essere controllato, essendo detenuto.

Secondo l’autrice Sheila Isenberg (1991), diverse motivazioni spingono alcune donne a scegliere un detenuto come partner. Queste includono il desiderio di prendersi cura di qualcuno e la volontà di avere una dipendenza emotiva da parte dell’altro, aspetti che possono essere ricondotti alla “Sindrome della crocerossina”. Quest’ultima rappresenta una dinamica psicologica in cui la persona trova gratificazione nel vedere l’altro “salvo” grazie ai propri sacrifici e al proprio aiuto. Altra motivazione può essere il ricreare, consapevolmente o meno, relazioni avute durante l’infanzia con il padre e un desiderio autolesionista di sottoporsi a sofferenza e stigma sociale.

Secondo alcuni autori, tra cui lo psicologo e ricercatore Mark Griffiths, queste donne sono spinte da un impulso biologico inconscio che fa credere loro che i figli di uomini violenti e criminali avrebbero maggiori probabilità di sopravvivenza. Griffiths afferma anche che le donne “ibristofile” si considerano “speciali”, consapevoli che il loro amato ha commesso omicidi in passato ma convinte che non farebbe loro del male.

Per le donne più giovani, in particolare, sembra influire il fascino e il carisma del “cattivo ragazzo”, uno stereotipo spesso enfatizzato dai media, che sensazionalizzano il crimine e presentano il criminale stesso attraverso un filtro erotico (Erlbaum, 1999).
Tra i criminali più noti che sono stati protagonisti di amore ossessivo da parte di una o più donne abbiamo negli Stati Uniti il celebre serial killer Ted Bundy, che riceveva centinaia di lettere da donne affascinate da lui e addirittura arrivò a sposarne una, con la quale ebbe successivamente una bambina. Una storia simile coinvolge Richard Ramirez, noto come “The Night Stalker”, colpevole di 41 crimini, tra cui 14 omicidi.

Charles Manson, il famigerato criminale, riceveva addirittura 20.000 lettere l’anno in carcere e alla fine si sposò con una sua ammiratrice quando aveva 79 anni, mentre lei ne aveva 25. Anche in Italia si sono verificati casi simili: Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo e autore di atroci crimini, nel 2010 sposò la giornalista Donatella Papi; tuttavia, i due si separarono solo un anno dopo. Erika De Nardo e Mauro Favaro, durante la loro detenzione, ricevettero lettere di interesse amoroso e di approvazione per i reati commessi.

 

Tirocinante: Paola Minutillo
Tutor: Maurizio Lezzi

 

BIBLIOGRAFIA
American Psychiatric Association (2013). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Quinta edizione. DSM-5. Tr.it. Raffaello Cortina, Milano, 2015

 

SITOGRAFIA:
https://www.lanternaweb.it/amore-criminale-ibristofilia/

Serial Killer


https://www.scienzeforensi.net/blog/?ibristofilia–quando-il-fascino-del-male-diventa-ossessione

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