in Devianza e Parafilie, Sexlog

Definire una pratica sessuale come “estrema” implica riconoscere la sua natura complessa e spesso controversa, legata a modalità alternative di sperimentare il piacere e l’intimità. Ciò che viene comunemente etichettato come “bizzarro” o “deviante” può, in realtà, rappresentare forme innovative di esplorazione e di espressione della sessualità e delle dinamiche relazionali.

Il termine BDSM è un acronimo che si riferisce a pratiche sessuali non convenzionali, come il bondage, la disciplina, la dominanza e la sottomissione, il sadismo e il masochismo.
Per garantire che tali pratiche siano sicure e rispettose, è fondamentale stabilire delle regole chiare tra i partner coinvolti, al fine di prevenire situazioni pericolose. I principi base su cui si fonda la pratica del BDSM sono il concetto di Sano, Sicuro e Consensuale (SSC) e il RACK (Risk Aware Consensual Kink), che evidenziano la consapevolezza del rischio e il consenso reciproco su ogni aspetto della pratica.

Il rapporto che si crea tra i due partner, quindi, non è competitivo ma collaborativo; entrambi sanno di voler esplorare una determinata situazione in cui le sensazioni provate permettono di raggiungere il più alto livello di complicità. I partecipanti giocano insieme concedendosi una nuova forma di armonia in cui fiducia e rispetto sono fondamentali.

Nella società contemporanea l’esperienza del piacere e quella del dolore sono viste come espressioni opposte che non possono coesistere. Il BDSM non divide queste esperienze come opposti inconciliabili, ma li fonde in un’esperienza sensoriale dove il dolore, attraverso il rispetto e la consensualità, diventa una forma intensa di piacere. Le dinamiche di potere nel BDSM non sono legate a sovrastrutture di tipo morale, ma si basano su un gioco di controllo e sottomissione che diventa una forma di esplorazione erotica e sensoriale.

Solitamente alla sperimentazione di tipo sensoriale è legato l’uso di un abbigliamento particolare. Spesso si utilizza il lattice oppure scarpe con il tacco, che risultano utili sia a chi le indossa sia a chi viene punito. Un esempio sono le ballet-shoes, calzature punitive fatte indossare per obbligare la donna a camminare in punta di piedi come una ballerina di danza classica.

Un’altra pratica è quella del boot-boy, ovvero dello schiavo/a adibito/a a lucidare gli stivali del/della Dom.
Tra le pratiche associate alla costrizione vi è il bondage, che prevede l’utilizzo di nastri, lacci, corde e bavagli e quella della mummificazione; quest’ultima è particolarmente estrema perché consiste nell’avvolgere in toto o in parte il corpo di una persona consenziente ricorrendo a materiali di vario tipo come la gomma, il nastro isolante o la pellicola trasparente.

Durante queste pratiche, è importante sottolineare che non si tratta di violenza, né di individui che impongono la loro volontà su partner inermi. L’obiettivo è esplorare una sessualità atipica, in cui il piacere di chi domina consiste nel provocare e guidare le sensazioni del sottomesso, mentre quest’ultimo trae piacere nel donarsi senza difese.

In conclusione, sebbene le pratiche BDSM possano apparire controverse, sono ampiamente diffuse e non patologiche. Possono essere considerate varianti del comportamento sessuale che arricchiscono il repertorio erotico “classico”, a patto che vengano praticate in modo consensuale e nel rispetto del benessere di tutti i partecipanti.

 

Tirocinante: Sara Ustino
Tutor: Maurizio Leuzzi

 

Bibliografia
• Connolly, P. H. (2006). Psychological Functioning of Bondage/Domination/Sado-Masochism (BDSM) Practitioners. Journal of Psychology & Human Sexuality, 18(1), 79–120. doi:10.1300/J056v18n01_05
• Eleuteri, S. (2016). BDSM. Quando il dolore diventa piacere. Io non ti amo ma ti desidero: Dipendenza affettiva e violenza di coppia, 7.
• Quattrini, F. (2015). Parafilie e devianze. Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore S.p.A.

Condividi

Lascia un commento