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Un articolo della BBC del 2013 riporta la vicenda di un uomo adulto e di una tredicenne: un caso di adescamento sul sito “Badoo” culminato in una condanna detentiva. Erano gli anni dell’adolescenza per i Millennials e la Gen Z: i “trilli” di MSN scandivano le giornate trascorse alla scrivania, tra compiti e computer. Badoo non era l’unica piattaforma in cui gli adolescenti potevano muoversi indisturbati, ignari dei rischi di una tecnologia ancora “infantile” e scarsamente regolamentata: c’erano le chat di Facebook e, in seguito, app di dating come Tinder e Grindr. Le occasioni di imbattersi in esperienze negative erano numerose; è dunque plausibile che molti conservino il ricordo di episodi spiacevoli vissuti nell’apparente intimità della propria camera, in una fase della vita tesa tra il desiderio di autonomia e il bisogno di affidarsi ad adulti capaci di decodificare i loro processi interiori.

Rispetto a dodici anni fa, il ruolo di Internet è mutato radicalmente, diventando parte integrante dei processi cognitivi e delle pratiche quotidiane. La distinzione tra tempo online e vita offline è sempre più sfumata, complice la presenza costante dello smartphone, un dispositivo che sollecita ininterrottamente l’attenzione. Le interazioni digitali, come la messaggistica istantanea, sono diventate automatiche, così come la possibilità di entrare in contatto con estranei tramite gli algoritmi dei social network. In questa cornice di normalizzazione tecnologica, gli adolescenti strutturano la propria identità e le proprie relazioni spesso in assenza di un’adeguata educazione digitale. Se nei primi anni Duemila la rapidità del cambiamento aveva colto impreparati istituti educativi e famiglie, oggi tale lacuna appare difficilmente giustificabile, data la pervasività consolidata di questi strumenti.

Nel grooming online, l’adolescente viene gradualmente manipolato per rendere possibile l’abuso. L’adulto individua il minore in difficoltà, ne carpisce la fiducia e stabilisce un legame di natura emozionale. I groomer fanno solitamente leva sulle fragilità psicologiche, trascinando la vittima in uno spazio confidenziale dove è possibile sfogarsi su crisi familiari o personali con una “persona fidata”. Secondo O’Connell (2003), dopo la fase di consolidamento dell’amicizia, si accede alla delicata analisi del rischio: il predatore accerta il grado di isolamento del minore e l’eventuale vigilanza dei genitori. Una volta ottenuto il “via libera”, la manipolazione psicologica sfocia in un rapporto presentato come “speciale” ed esclusivo. Solo in ultima istanza avviene l’abuso sessuale, punta dell’iceberg di una violenza psicologica più complessa, basata non solo su scambi di materiale esplicito, ma sulla creazione di un legame tossico e ingannevole.

Secondo la ricerca, i principali fattori di rischio sono la bassa autostima e lo scarso monitoraggio genitoriale. Il minore si affida così all’adulto “altro”, supplendo a una mancanza nel nucleo familiare attraverso uno schermo percepito come sicuro. Cosa accade se un adolescente non ha una rete sociale solida o una buona comunicazione con le figure di riferimento? Se Internet sembra avere la risposta a tutto, il ragazzo cercherà lì i suoi punti di riferimento, nel marasma della crescita. Di fronte all’abuso, spesso la vittima si sente complice, colpevolizzata da una società che non perdona l’ingenuità e che reagisce con sdegno alla mancanza di pudore, quasi fosse colpa del minore l’essersi “fidato troppo”.

“Non accettare caramelle dagli sconosciuti” è il monito classico rivolto ai bambini, come se bastasse a proteggerli dalle insidie di una psiche manipolatoria. La vergogna, invece, può persistere per anni sotto forma di ricordi intrusivi e di una vera e propria sindrome post-traumatica da stress. È essenziale insegnare alle nuove generazioni un uso consapevole della tecnologia, ma è altrettanto cruciale offrire loro amore, ascolto e supporto, affinché non debbano ricercarli altrove. Educare all’empatia e alla costruzione di legami autentici tra pari è il primo passo per normalizzare la richiesta di aiuto, liberandola dalla paura del giudizio.

Tirocinante: Eleonora Virago.

Tutor: Maurizio Leuzzi.

Bibliografia.

Feiring, Candice, and Lynn S. Taska. ‘The Persistence of Shame Following Sexual Abuse: A Longitudinal Look at Risk and Recovery’. Child Maltreatment, vol. 10, no. 4, Nov. 2005, pp. 337–49. DOI.org (Crossref), https://doi.org/10.1177/1077559505276686.

‘Howard Blackburn Jailed over Badoo Grooming of Girls’. BBC News, 23 Dec. 2013. Cumbria. www.bbc.com, https://www.bbc.com/news/uk-england-cumbria-25498318.

isp. ‘L’adescamento dei minori su Internet: l’online grooming’. Text. Istituto per lo Studio delle Psicoterapie, 17 Feb. 2021, https://www.istitutopsicoterapie.com/ladescamento-dei-minori-su-internet-lonline-grooming/.

Pasca, P., Signore, F., Tralci, C., Del Gottardo, D., Longo, M., Preite, G., Ciavolino, E. (2022). Rilevare il grooming online nelle sue fasi più precoci: sviluppo e validazione dell’Online Grooming Risk Scale.Rivista mediterranea di psicologia clinica, 10(1)

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