Autoerotismo e piacere: dall’infanzia all’età adulta

L’autoerotismo è una pratica volontaria di ricerca del piacere sessuale per sè stessi, tramite stimolazione delle proprie zone erogene, che, da sempre appartiene al comportamento sessuale umano ed è comune anche in altre specie animali (ad esempio i bonobo).

L’autoerotismo è una parte fondamentale dell’esperienza erotica, presente fin dalla primissima infanzia e documentata in tutte le culture (Consolo, 2017).

La psicanalisi l’ha definita una delle fasi naturali della vita sessuale. Persino la medicina ha rivalutato l’autoerotismo: secondo il Cancer Council Victoria di Melbourne, “toccarsi” riduce del 65% il rischio di cancro alla prostata (limita il ristagno del seme). Nelle donne fa ottenere ecografie più nitide, favorendo l’afflusso di sangue alla vagina. Tutte le statistiche dicono che le donne scoprono l’autoerotismo più tardi rispetto agli uomini. Questo avviene perché i genitali femminili sono più difficili da “esplorare” di quelli maschili. Eppure l’argomento resta un tabù: se ne parla poco, e spesso con imbarazzo. Lo stesso termine “masturbare” porta con sé un’accezione negativa poiché significa letteralmente “stuprare con la mano”.

Per molte religioni antiche, l’universo cominciò con un atto autoerotico: Atum, dio egizio della creazione, generò i primi esseri facendo fuoriuscire il proprio sperma. Questo è uno dei motivi per cui la masturbazione si considera talvolta un tabù: l’autosufficienza sessuale era pensata infatti come una prerogativa divina.

Nell’antichità classica la masturbazione era considerata una pratica naturale, antica quanto l’uomo stesso, tuttavia rimane una tematica poco approfondita e spesso mal interpretata.

Nonostante ciò, la società occidentale, e in particolare la matrice culturale giudaico-cristiana, hanno espresso una severa condanna di queste pratiche “autogestite”, sia negli uomini che nelle donne (Consolo, 2017), rinforzando stereotipi e tabù.

Va ricordato che l’autoerotismo è una pratica che evolutivamente non ha un inizio e una fine (Quattrini 2017).

Infatti, già nella prima infanzia, sia l’ambiente esterno che il proprio corpo, forniscono al bambino un campo ricco di scoperte eccitanti. Gli organi sessuali e le zone erogene, costituiscono aspetti privilegiati, in quanto la loro stimolazione produce sensazioni piacevoli; non stupisce, quindi, che il bambino sfrutti spesso tali fonti di piacere, soprattutto se non ne ha altre a disposizione.

Galenson e Roiphe (1974) riferiscono che tale forma di attività autostimolatoria inizia nei maschi verso i 6-7 mesi, per poi divenire evidente e ricorrente verso i 15-16 mesi. Nelle bambine compare non prima dei 10-11 mesi e poi tale gioco genitale rimane piuttosto intermittente e occasionale; a differenza dei maschi, le femmine preferiscono modi di stimolazione più indiretti, come stringere le cosce o dondolarsi. Entrambi i sessi possono ricorrere a oggetti inanimati, come una bambola o un cuscino su cui possono mettersi in una posizione “di monta”.

Questa forma di autostimolazione precoce non è pericolosa e costituisce un’utile fonte di ulteriori conoscenze di sé. L’adulto può intervenire, se è il caso, per insegnare serenamente – e senza reprimere in modo punitivo – che ci sono luoghi e i momenti opportuni per tali attività. L’autostimolazione è comune nei bambini e nelle bambine e viene appresa tramite meccanismi di condizionamento operante che agiscono su di un sistema predisposto su basi innate. Kinsey e coll. (1948; 1953) riferiscono che, talvolta, come conseguenza di ciò (condizionamento operante), tale meccanismo di apprendimento induce l’orgasmo in bambini inferiori a un anno d’età. Si tratta di un comportamento indotto da uno specifico piacere, in cui, pur non potendolo definire ancora erotico o sessuale, i bambini sono ben consapevoli delle sensazioni sensuali provocate dalla stimolazione genitale. Kaplan (1974) sottolinea come i neonati manifestino gioia in seguito alla stimolazione genitale, e Bakwin (1974) rileva come essi siano infastiditi, se interrotti durante la stimolazione. Intorno a un anno di età, i piccoli giocano spesso con i genitali quando sono nudi o nel bagno. Bisogna essere consapevoli che questo comportamento rappresenta una tappa fondamentale dello sviluppo psicoevolutivo del bambino e della bambina.

La masturbazione è preceduta da una fase esplorativa, in cui il bambino/a, toccandosi, conosce il proprio corpo.

Durante la maturazione biologica sessuale (pubertà), la masturbazione, raggiunge la sua completezza nei maschi con l’eiaculazione; l’orgasmo può essere già provato in età precoce: come già riportato, in entrambi i sessi, la presenza di orgasmi in seguito ad autostimolazione, sono presenti fin dai sei mesi di vita (Bakwin 1973).

E’ ormai superata la vecchia convinzione che la masturbazione possa essere responsabile delle più svariate patologie (dalla demenza precoce alle malattie della pelle, e che sia condannabile da un punto di vista morale).

Purtroppo, però, tale errata concezione è stata responsabile in passato di innescare sensi di colpa, che non hanno promosso uno sviluppo sereno della sessualità.

Tale attività autoerotica va considerata un’attività naturale, in maschi e femmine, e nella fase puberale è utile per una maggiore conoscenza della propria sessualità e di ciò che produce piacere. Importanti sono anche le fantasie erotiche che accompagnano l’attività autoerotica: l’adolescente allarga e mette alla prova il proprio repertorio sessuale e impara quali fantasie e quali immagini possono aiutarlo a indurre e a sostenere l’eccitazione.

Sembra usuale nel mondo maschile che la masturbazione sia un comportamento tipico di una fase evolutiva precisa: l’adolescenza. L’idea di praticare la masturbazione anche in età adulta appare sbagliata e a volte viene giudicata come immorale e pericolosa per la salute in generale (Quattrini, 2017).

Attraverso la masturbazione, gli uomini e le donne  non solo possono continuamente attivare una migliore consapevolezza del sé sessuale e corporeo, ma possono vivere in piena autonomia e libertà le sensazioni orgasmiche del piacere.

A dimostrazione di ciò, alcuni studi scientifici hanno evidenziato che nell’uomo adulto attivare costanti eiaculazioni allontana lo “sviluppo prostatico” da possibili alterazioni di tipo cancerogeno. E’ noto che gli uomini spesso si masturbano anche solo per narcisistico stato di piacere, una personale gratificazione, o un semplice appagamento associato a un desiderio di un post rilassamento, ma sembra che questo non si debba rendere pubblico e non possa essere condiviso, né con gli altri uomini che potrebbero giudicare, né tantomeno con partner che potrebbero non capire (Quattrini, 2017). Invece è importante abbattere le false credenze e gli stereotipi costruiti dalla società, attivando una comunicazione funzionale e propositiva con la quale gli uomini, non sentendosi giudicati o aggrediti, possano comprendere il significato dell’autoerotismo che, quando non nasconde disfunzionalità psicologiche ed emotive, può solo promuovere una complicità necessaria a riattivare il piacere e la voglia di stare insieme (Quattrini, 2017).

L’autoerotismo femminile, ha ricevuto per secoli una doppia condanna, in quanto espressione di una sessualità autonoma e svincolata dalla riproduzione, e in quanto soggetto di una profonda censura, che ancora oggi impedisce a molti uomini e molte donne, di parlarne liberamente. E’ opinione comune che la donna si masturbi per reagire allo stress, o alle difficoltà relazionali, forse per supplire a una mancanza orgasmica, per riempire un vuoto emotivo o come surrogato di un rapporto reale che non si è capaci di avere (Consolo, 2017).

Quando parliamo di autoerotismo femminile ci riferiamo a un piacere autoindotto che può essere ottenuto in due modi diversi. Si può desiderare una stimolazione diretta del clitoride, oppure una qualche forma di penetrazione, con l’uso, per esempio, di sex toys che determini una stimolazione clitoridea indiretta. Qualora si preferisca la stimolazione diretta del clitoride, si possono mettere in atto movimenti circolari, adeguando il ritmo della stimolazione, che si adatta al desidero e alla sensibilità di ciascuna. Per alcune donne la stimolazione diretta del clitoride può risultare fastidiosa o addirittura dolorosa, quindi viene preferita quella indiretta. In tal caso si può accarezzare la zona superiore o laterale al clitoride o strofinare la zona genitale con le mani o con un oggetto morbido, anche indossando gli indumenti intimi. Alcune donne, come suggerisce la dottoressa Consolo, preferiscono lo stringere le cosce e lo strofinarle tra loro, altre preferiscono la penetrazione vaginale con l’uso delle dita o di oggetti di uso comune. Sempre più diffuso, a tal proposito, è l’utilizzo di sex toys come dildo o vibratori (Consolo, 2017).

L’autoerotismo, come altre pratiche erotiche, favorisce il rilascio di dopamina, che migliora l’umore; può migliorare inoltre la vita di coppia,  imparando a scoprire cosa piace, rendendo le donne più sicure.

La masturbazione aiuta a stare a proprio agio con il corpo, allenta le tensioni, riduce lo stress mantenendo i tessuti sani ed elastici. Inoltre contribuisce a liberare e disinibire la mente, la zona erogena per eccellenza (Consolo, 2017).

In realtà, per le  donne come per gli uomini, l’autoerotismo è un gesto di amore per se stessi, un’opportunità per affinare il rapporto tra stimoli mentali e risposte genitali, un modo per creare uno spazio di intimità, i cui benefici sono fisici, personali e relazionali (Consolo, 2017).

 

A cura della tirocinante IISS: Fabiola Soranno

Tutor: Davide Silvestri

Bibliografia:

-Bakwin H. (1973) Erotic feelings in infants and young children. American Journal of Diseases of Childhood, 126, 52-54

-Bakwin H. (1974). Erotic feelings in infants and young children. Medical Aspects of Human Sexuality, 8, 200-215.

-Consolo I., (2017), Il piacere al femminile, Giunti O. S. Psychometrics s.r.l.

-Galenson E, Roiphe H. (1974), The emergence of genital awareness during the second year of life. In R. C. Friedman, R. M. Richart, & R. L. Van de Wiele (a cura di), Sex differences in behavior (pp 233-258). New York: Wiley.

-https://www.focus.it/comportamento/sessualita/masturbazione-da-sapere?gimg=70542#img70542

-http://www.medicitalia.it/blog/pediatria/2948-masturbazione-bambini-consigli-genitori.html

-Kaplan H. S. (1974), The new sex therapy. New York: Brunner/Mazel. Trad. it: Nuove terapie sessuali. Milano: Bompiani 19976.

-Kinsey A. C., Pomeroy W.  B. & Martin C. E. (1948), Sexual Behavior in the Human Male. Philadelphia: Sunders. Trad it: Il comportamento sessuale dell’uomo. Milano: Bompiani, 1950

-Kinsey A. C., Pomeroy W.  B., Martin C. E. & Gebhard P. H., (1953),  Sexual Behavior in the Human Famale. Philadelphia: Sunders. Trad it: Il comportamento sessuale della donna. Milano: Bompiani, 1956

-Quattrini F., (2017), Il piacere al maschile, Giunti O. S. Psychometrics s.r.l.

 

 

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