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La gelosia, intesa nella sua tipica variante di “gelosia sessuale”, rappresenta una delle più tipiche articolazioni dell’esperienza passionale amorosa. Per “gelosia sessuale” si intende la particolare reazione verso le vere o presunte intrusioni avvertite come minacciose nei confronti della persona amata (Tellembach, 1974).
Etimologicamente il termine “gelosia” è legato all’idea di “zelo” ossia di dedizione accurata ed assillante nei confronti della persona amata. Il termine “zelo” deriva dal tardo-latino “zelus” (a sua volta derivato dal greco ζῆλος) che ha significato, dunque, di dedizione. L’origine etimologica rimanderebbe, quindi, ad un’idea positiva del termine, sebbene poi nella realtà evochi un ampio alone di ambivalenza.
La gelosia è esperienza comune, anche se non universale, ed i confini tra normalità e patologia sono poco chiari. Secondo un’ottica psicopatologica possiamo affermare che la gelosia insorge quando in una relazione uno dei due partner avverte un terzo come una possibile minaccia, sia essa reale o immaginaria, di perdita dell’altro. La gelosia non contiene soltanto le sofferenze della privazione, ma anche quelle dell’amor proprio ferito. È insieme pena per l’amore perduto e rabbia per la gioia del rivale.

Possiamo situare l’esordio dei sentimenti di gelosia nello spazio coscienziale (Merleu-Ponty, 1945) che si viene a creare quando il terzo momento della costruzione amorosa, ossia quello della ricerca della mutualità affettiva, ha avuto il suo pieno corso attuativo. Il dato che apre, nell’esperienza passionale amorosa, alla dimensione della gelosia è da ricercarsi in quello che Lagache chiama “la frustrante scoperta dell’alterità dell’Altro” (Lagache, 1947). L’Altro, infatti, non è solo una nostra proiezione, ma ha anche una sua quota di desideri, di emozioni, di attrazioni che possono anche non andare nel senso che chi ama vorrebbe. La scoperta di questa alterità apre la strada al “Rivale”, ad una triangolazione che ammette nella relazione quel Terzo che è condizione fondamentale al prosperare dello stato della gelosia.

Anche la psicoanalisi ha fornito, nel tempo, importanti contributi nella comprensione eziopatogenetica e clinica, sia della gelosia normale che di quella patologica (Lagache, 1947; 1950). Nell’opera di Freud (Freud, 1905; 1918, 1921) si può ritrovare la distinzione di due tipi di gelosia:
– Una forma “competitiva” che si può ricondurre a situazioni di gelosia infantile edipica o di rivalità fraterna, molto comuni ed oltremodo radicati nell’inconscio. Corrisponde alla cosiddetta gelosia normale. Sottende il dolore per la perdita dell’oggetto amato e sentimenti di animosità verso il rivale. Talvolta si uniscono anche valutazioni autocritiche per una, vera o presunta, responsabilità soggettiva.
– Una forma “proiettiva” riferita al soggetto infedele, o tendente all’infedeltà, che si scarica del proprio senso di colpa rivolgendo l’accusa al partner.
Marrazziti e collaboratori (2010) hanno recentemente sviluppato un questionario inerente al tema della gelosia, con lo scopo di classificare le manifestazioni di gelosia nella popolazione non patologica, sulla base di quattro ipotetici profili: gelosia ossessiva, depressiva, associata ad ansia da separazione e paranoide.

Tra le diverse declinazioni della gelosia, nel presente contributo, si è voluto approfondire nello specifico quella di tipo ossessivo. Il quadro clinico della gelosia ossessiva viene descritto per la prima volta da Tanzi e Lugaro nel 1923: le immagini e le idee di infedeltà sono preponderanti, e nucleare è il dubbio sull’infedeltà del partner. Chi ne soffre è alla continua ricerca di segnali o prove che possano confermare i propri sospetti. Il soggetto che ne soffre prende, dunque, le sembianze di un detective a tempo pieno impegnato nelle attività di ricerca delle infedeltà del partner. I pazienti spesso riconoscono l’infondatezza dei loro sospetti, arrivando anche a provare vergogna, senza però riuscire a liberarsi dal tormento del dubbio. Tra i comportamenti più bizzarri, c’è chi sottopone giornalmente il proprio partner a vessanti interrogatori, chi controlla minuziosamente la castità del suo abbigliamento o i suoi contatti telefonici, e chi magari anche la biancheria intima alla ricerca di attività sessuali illecite. Ciò che più colpisce è che queste persone, pur essendo consapevoli della propria esagerazione, non riescono a cessare di assecondare i propri impulsi accusatori.

La gelosia ossessiva è spesso accomunata e, dunque, diagnosticata all’interno dello spettro ossessivo-compulsivo, identificando i pensieri intrusivi, ripetitivi e irrazionali rispetto all’infedeltà del partner come ossessioni e i controlli o la ricerca di rassicurazione da parte del partner come compulsioni. Sebbene la fenomenologia possa essere similare al disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), non è corretto diagnosticare tale manifestazione sintomatologica come un DOC.

Rispetto al trattamento di tale condizione, la ricerca evidenzia che rispetto all’inquadramento diagnostico e nel trattamento sia importante porre attenzione non solo all’aspetto fenomenologico del sintomo, ma anche alle componenti cognitive e al substrato personologico. La psicoterapia rappresenta il trattamento d’eccellenza per risolvere le cause della gelosia ossessiva. La ricerca evidenzia in particolar modo l’efficienza della psicoterapia cognitivo-comportamentale che, attraverso l’utilizzo di tecniche cognitive e comportamentali, si pone come obiettivo il miglioramento dell’autocontrollo e la gestione dell’aspetto cognitivo-emotivo della gelosia. L’approccio della Schema Therapy si è dimostrato efficace nel trattamento della gelosia ossessiva, e tale approccio consiste nel riconoscimento e nell’eliminazione degli schemi funzionali alla base dell’insicurezza verso il partner.

 

Tutor: Fabiana Salucci
Tirocinante: Valeria Della Sabina

 

Sitografia:

Gelosia ossessiva

Gelosia ossessiva: controllare il partner alla ricerca di prove


https://www.stateofmind.it/tag/gelosia/

Bibliografia:
P. Benvenuti, Psicopatologia nell’arco della vita, Seid Editori, 2007

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