L’amore non basta: Chiesa e omosessualità

Da sempre la Chiesa Cattolica ha espresso in maniera decisa quello che è il pensiero e il Catechismo Cristiano rispetto a tutta una serie di questioni che spaziano largamente e che vanno a toccare anche il lato più intimo della vita della persona.

In questa sede si farà riferimento ad alcuni documenti cardine o approvati dalla Chiesa per cercare di entrare nel merito delle questioni più spinose attorno alle quali si sono sviluppate, nel tempo, le principali diatribe tra Chiesa, fedeli e non. Nel dettaglio si prenderà in considerazione l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’omosessualità e delle coppie di fatto.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (2005) si legge testualmente: “Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati”.

Ora, sembra proprio che la discriminante per un matrimonio sia la possibilità di procreare. Come se una coppia omosessuale, non potendo avere dei figli in modo naturale, perdesse automaticamente la possibilità di vivere insieme all’interno dell’unione coniugale; come se il matrimonio avesse una finalità ben precisa, tecnica e funzionale, che non potendo essere portata a termine riesce a far decadere quello che dovrebbe essere l’unico presupposto dell’unione duratura tra due persone: l’amore. Naturalmente, a prescindere dalla Chiesa, lo Stato Italiano è riuscito a fare dei grossi passi in avanti in tal senso, seppur con grosse difficoltà e col ritardo che ha da sempre contraddistinto le iniziative che non si sposavano pienamente col pensiero cristiano. Come se non bastasse è sembrato che la Chiesa volesse a volte negare a queste unioni le possibilità che in altri paesi erano già garantite da tempo, come ad esempio quella di adottare. Come Joseph Ratzinger dichiarò nel documento “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” del 2005: “Inserire dei bambini nelle unioni omosessuali per mezzo dell’adozione significa di fatto fare violenza a questi bambini, nel senso che ci si approfitta del loro stato di debolezza per introdurli in ambienti che non favoriscono il loro pieno sviluppo umano. Certamente una tale pratica sarebbe gravemente immorale”. Quel che più potrebbe imbarazzare, nel leggere questo squarcio di testimonianza, non è tanto l’utilizzo di frasi forti come “fare violenza a questi bambini”, “approfittarsi dello stato di debolezza”, quanto piuttosto l’utilizzo di termini come “certamente” e “gravemente immorale” all’interno della stessa frase. Sia chiaro, è compito della Chiesa ribadire e cercare di far rispettare i fondamenti della disciplina Cattolica Cristiana. Ma qui non si sta parlando di questo, bensì di generalizzazioni, considerazioni a volte puramente personali portate all’estremo. Gravemente immorale e violento potrebbe essere lasciare che questi stessi bambini che avrebbero la possibilità di essere adottati da una famiglia che li ama, siano invece abbandonati a sé stessi magari in situazioni che chiunque, anche la Chiesa, non potrebbe che biasimare.

Ad ogni modo tutto questo non sorprende se si fa riferimento a quella che è l’idea che la Chiesa Cattolica ha custodito in alcuni casi sugli omosessuali:

“Anzitutto dobbiamo avere un grande rispetto per queste persone, che soffrono anche e che vogliono trovare un loro modo di vivere giusto. D’altra parte, creare ora la forma giuridica di una specie di matrimonio omosessuale, in realtà non aiuta queste persone” (Joseph Ratzinger, intervista rilasciata per “la Repubblica”, 2004).

Questo aspetto di sofferenza che si intuisce sia considerato intrinseco alla condizione dell’omosessuale, non è in realtà che una sofferenza per ciò che ancora oggi deve subire. È proprio quando vengono fatte questo tipo di considerazioni che può esserci sofferenza: per la società e l’atteggiamento di chi pretende di conoscere cosa sia giusto, buono, retto.

“La Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al seminario e agli ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall’Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate” (Congregazione per l’Educazione Cattolica, 2005).

Ora, la domanda che sorge spontanea è: ma se si parla di ammissione agli ordini sacri, quindi di diventare preti e sacerdoti che come si sa hanno l’obbligo di castità, quale senso può avere un veto nei confronti degli uomini omosessuali? Dopotutto, al momento di prendere i voti, non si potrà in alcun modo vivere nessun tipo di esperienza sessuale, etero e non. Non viene da chiedersi perché la Chiesa pensi che queste persone abbiano sviluppato una modalità differente di approccio con uomini e donne? Perché mai una persona omosessuale dovrebbe essere meno in grado di professare l’amore divino e di viverlo in tutta la sua pienezza? Come mai la Chiesa, pur ribadendo questa ridondante forma di rispetto che nutre per le persone omosessuali, pare la scambi puntualmente per pietà? Ad oggi, molte sono le domande e poche le risposte. In molti vorrebbero un’apertura diversa e soprattutto un’accettazione totale da parte di una fetta così importante della vita dei fedeli, ma anche di chi vorrebbe con tutto il cuore avvicinarsi di più alla Chiesa Cattolica ma non si sente completamente accettato.

 

A cura della tirocinante IISS: Elisa Grano

Tutor: Davide Silvestri

 

BIBLIOGRAFIA

  • Catechismo della Chiesa Cattolica, 2357. Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali,
  • Congregazione per l’educazione cattolica. Istruzione circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al Seminario e agli Ordini sacri, 2005.
  • Tessore D. Introduzione a Ratzinger. Le posizioni etiche, politiche, religiose di Benedetto XVI. Fazi Editore, 2005.
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