in Devianza e Parafilie, Sexlog

Nel panorama delle sessualità non convenzionali, il pissing rappresenta una pratica sessuale associata all’urofilia, ancora oggi avvolta da silenzio e tabù. Si tratta dell’eccitazione sessuale associata all’urina o all’atto di urinare su sé stessi, su altri o in presenza del partner. Nonostante l’apparente eccentricità agli occhi del senso comune, questo comportamento è più diffuso di quanto si pensi e si inserisce in una gamma di espressioni erotiche che sfidano le norme culturali tradizionali. Chi pratica il pissing spesso lo fa all’interno di una dinamica di coppia fondata sul consenso e sulla complicità, dove la trasgressione, l’intimità estrema e il superamento dei limiti sociali costituiscono potenti elementi erotici.

L’urina, nella nostra cultura, è vista come qualcosa di sporco, da nascondere, un rifiuto biologico che non dovrebbe avere spazio nella sessualità. Eppure, proprio questo carico simbolico rende la pratica interessante per molte persone: urinare su un partner o farsi urinare addosso può trasformarsi in un gioco erotico in cui il confine tra il puro e l’impuro, tra il controllo e la sottomissione, viene messo in discussione. L’aspetto psicologico è centrale: per alcuni l’atto assume valore di dominio e potere; per altri rappresenta la resa, l’abbandono, la fiducia assoluta. Talvolta, la semplice rottura del tabù è sufficiente a rendere la situazione sessualmente carica. L’eccitazione può anche derivare da un’associazione appresa tra urina e piacere, magari nata per caso, senza che ci sia necessariamente una componente patologica.

Nel DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022), l’urofilia viene inserita nella categoria delle parafilie, definite come “interessi sessuali intensi e persistenti diversi dall’interesse sessuale verso stimoli normativi, come carezze genitali o coito con partner consenzienti adulti”. Fondamentale, è distinguere tra parafilia e disturbo parafilico: solo quando la fantasia o il comportamento provoca disagio clinicamente significativo, oppure comporta danno a sé o agli altri, si parla di disturbo. L’urofilia, quindi, in sé non è una patologia. Se vissuta in modo consapevole, non compulsivo e all’interno di un contesto sicuro e consensuale, è semplicemente una delle tante espressioni possibili del desiderio umano.

Fabrizio Quattrini, psicologo e sessuologo clinico, nel suo libro Parafilie e devianza, sottolinea proprio l’importanza di non patologizzare automaticamente le sessualità atipiche. Mette in discussione il termine “perversione”, carico di giudizi morali, e propone un approccio fondato sull’ascolto del vissuto soggettivo. Secondo l’autore, molte pratiche considerate “devianti” non sono altro che varianti del comportamento sessuale umano, e solo in presenza di compulsività, sofferenza o danno si può parlare di disturbo vero e proprio. L’accento va posto sul contesto relazionale, sulla consapevolezza e sull’adattamento globale dell’individuo. In questa prospettiva, l’urofilia può essere un modo legittimo e creativo di vivere la propria sessualità.

Molti soggetti che esplorano pratiche feticiste o parafiliche presentano un buon adattamento psicologico e relazionale. Il problema emerge solo quando il comportamento diventa esclusivo, incontrollabile o fonte di sofferenza. In caso contrario, l’urofilia può rappresentare un modo legittimo e creativo di vivere la propria sessualità.

Da una prospettiva psicoanalitica, invece, Freud offre uno spunto importante per comprendere la natura simbolica di questa pratica. Nel suo modello di sviluppo psicosessuale, la fase anale, che si svolge tra i 18 mesi e i 3 anni circa, è centrale per la formazione dell’identità e del rapporto con il corpo e gli altri. Durante questa fase, il controllo degli sfinteri diventa una prima forma di potere e autonomia per il bambino, che sperimenta piacere e frustrazione legati a questa capacità di trattenere o rilasciare. Freud suggerisce che certe parafilie possano essere legate a fissazioni o regressioni a questa fase, in cui il piacere si concentra su funzioni corporee associate al controllo, alla pulizia e all’ordine.

Nel caso dell’urofilia, il gioco con l’urina potrebbe rappresentare un tentativo di riprendere o rinegoziare questo legame primario con il corpo e il controllo, o al contrario un modo per abbandonarsi a sensazioni di perdita di controllo e trasgressione delle norme sociali. L’urina, simbolo ambivalente di pulizia e impurezza, di rifiuto e vita, assume quindi una valenza erotica che affonda le radici in questo complesso gioco di desideri consci e inconsci. La sessualità diventa così uno spazio dove si esprimono conflitti profondi legati all’autonomia, al potere, al controllo e alla relazione con l’altro.

Naturalmente, la chiave di tutto resta il consenso, accompagnato imprescindibilmente da igiene, rispetto dei limiti individuali e comunicazione chiara. Anche se può sembrare “estrema”, questa pratica è per molte persone un mezzo di connessione profonda con l’altro, un rituale erotico che coinvolge vulnerabilità e fiducia.

Oggi, grazie all’accesso a fonti online e ad una maggiore apertura culturale, pratiche come l’urofilia sono sempre meno invisibili. Ma la vergogna, la paura del giudizio o l’auto-stigmatizzazione restano frequenti. È importante sapere che la sessualità umana non è fatta di normalità rigide ma di infinite sfumature. Se un comportamento sessuale è condiviso, non danneggia nessuno e se vissuto con consapevolezza, può essere una parte sana della propria identità erotica.

L’urofilia non è necessariamente un problema da risolvere. Può essere un aspetto intimo, insolito ma autentico, del modo in cui ci si relaziona con il proprio corpo e con quello dell’altro. E come ogni forma di desiderio, merita ascolto, rispetto e, quando serve, uno spazio sicuro per essere compreso senza pregiudizi.

Tutor: Maurizio Leuzzi

Tirocinante: Sharon Cortese

Bibliografia / Silografia

 – American Psychiatric Association (2022). DSM-5-TR – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Text Revision.

– Freud, S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale.
– My Personal Trainer. Pissing e urofilia. https://www.my-personaltrainer.it/salute/pissing-urofilia.html

– Quattrini, F. (2015). Parafilie e devianza: Psicologia e psicopatologia del comportamento sessuale atipico. Giunti Editore.

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