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L’incidenza dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione risulta significativamente elevata all’interno della comunità LGBTQIA+, riflettendo un’interazione complessa tra variabili psicologiche individuali e determinanti socio-ambientali. Il costrutto teorico del Minority Stress offre una chiave di lettura fondamentale per comprendere tale fenomeno: l’esposizione cronica a stigmatizzazione, micro-aggressioni e bullismo basati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere agisce come un potente stressor distale, incrementando la vulnerabilità psicopatologica dei soggetti. Un fattore critico è rappresentato dall’internalizzazione dello stigma, processo attraverso il quale il pregiudizio sociale (omofobia, bifobia o transfobia) viene assimilato dall’individuo, compromettendo gravemente l’autostima e favorendo l’insorgenza di meccanismi di coping disfunzionali legati al controllo del peso e della forma corporea. A questo si aggiungono le pressioni estetiche intrinseche ad alcune subculture della comunità, in particolare tra i maschi cisgender MSM (Men who have Sex with Men), dove la promozione di standard fisici rigidi e idealizzati esacerba l’insoddisfazione corporea e il rischio di condotte alimentari patologiche. Nel contesto delle identità transgender e non binarie, la disforia di genere funge da catalizzatore specifico per lo sviluppo di un DAN (Disturbo della Nutrizione e dell’Alimentazione). In questi casi, la restrizione calorica o l’esercizio fisico compulsivo vengono spesso utilizzati come strumenti di manipolazione somatica, volti a sopprimere i caratteri sessuali secondari o a modificare il fenotipo per allinearlo alla propria identità di genere. Tale sforzo di conformità, spesso diretto verso ideali estetici eteronormativi o binari, riflette il tentativo del soggetto di mitigare il distress associato alla propria immagine corporea. Sotto il profilo clinico, la popolazione LGBTQIA+ presenta una complessità diagnostica superiore rispetto alla popolazione generale, caratterizzata da elevate frequenze di comorbilità psichiatrica. I dati epidemiologici indicano che il 63% dei pazienti appartenenti a questa minoranza manifesta sintomatologia riconducibile al Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD), a fronte del 45% riscontrato nei pazienti cisgender ed eterosessuali. La co-occorrenza di PTSD, disturbi dell’umore e disturbi d’ansia impone la necessità di protocolli clinici integrati. Un approccio terapeutico efficace deve dunque essere di natura multidisciplinare e “affermativa”, capace di trattare simultaneamente il disturbo alimentare e i traumi legati allo stigma, al fine di migliorare gli esiti prognostici e garantire la stabilità del recupero nel lungo termine.
La letteratura scientifica ha ampiamente documentato l’elevata prevalenza di Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DAN), in particolare l’Anoressia Nervosa (AN), tra la popolazione transgender (Fernández-Aranda et al., 2000; Hepp & Milos, 2002; Hepp, Milos, & Braun-Scharm, 2004; Winston et al., 2004). L’evidenza clinica suggerisce che la disforia di genere agisce come un determinante primario nell’eziopatogenesi di tali condotte: la profonda incongruenza tra l’identità esperita e il soma biologico genera un distress che trova nel controllo del peso e dell’introito calorico un meccanismo di coping, seppur patologico. Un esempio emblematico della funzione strumentale del disturbo alimentare è rappresentato dal caso clinico di A.T. (Turan, Poyraz & Duran, 2015), un uomo transgender AFAB (Assigned Female At Birth) di 41 anni. Sin dall’età prepuberale, il soggetto manifestava una chiara identificazione nel genere maschile. L’esordio dei caratteri sessuali secondari (telarca e menarca) ha agito da trigger per una severa riacutizzazione della disforia, inducendo il paziente a tentativi di occultamento dei tratti femminili attraverso l’uso di abbigliamento incongruo e posture cifotiche. Nel corso della giovane età adulta, A.T. ha sviluppato un DAN caratterizzato da un’alternanza di episodi di binge eating e condotte restrittive associate a metodi di eliminazione (vomito autoindotto). L’analisi funzionale del comportamento ha rivelato che l’obiettivo primario delle oscillazioni ponderali non era il raggiungimento di un ideale estetico di magrezza, bensì la manipolazione biologica del ciclo mestruale. Il paziente aveva identificato una “soglia critica” di peso (43 kg) al di sotto della quale sarebbe intervenuta l’amenorrea secondaria. Il raggiungimento dello stato di sottopeso (BMI significativamente ridotto, con un peso minimo di 41 kg) garantiva inoltre una riduzione del volume del tessuto mammario, attenuando temporaneamente il distress disforico. È degno di nota il fatto che, durante un prolungato trattamento psichiatrico, il paziente abbia omesso la propria psicopatologia alimentare, focalizzando le sessioni esclusivamente sull’incongruenza di genere. Una remissione parziale della sintomatologia bulimica si è osservata solo in previsione dell’inizio della Terapia Ormonale Affermativa (TOA), data la necessità di presentare un quadro clinico di stabilità fisica. La risoluzione dei sintomi alimentari è coincisa con l’introduzione del testosterone: la cessazione del menarca indotta farmacologicamente ha interrotto la necessità del controllo ponderale come strumento di soppressione dei caratteri femminili. Successivamente agli interventi di riassegnazione chirurgica, si è osservata una stabilizzazione del peso corporeo (45 kg) e una pressoché totale scomparsa delle preoccupazioni legate all’immagine corporea. Il caso di A.T. conferma che, nei soggetti transgender, i DAN possono configurarsi come strategie di “auto-terapia” per la gestione della disforia. La patologia alimentare non è orientata alla perdita di peso in sé, ma alla negazione dei tratti somatici del sesso assegnato alla nascita. Di conseguenza, i percorsi di affermazione di genere (sia ormonali che chirurgici) si dimostrano interventi terapeutici cruciali, capaci di migliorare il benessere psicologico e di favorire la remissione dei disturbi alimentari, eliminando la necessità del ricorso a condotte autolesive per il controllo del corpo.
Tirocinante: Giulia Orsini
Tutor: Maurizio Leuzzi
Sitografia:
Giovanna 2024, DCA e questioni di genere: tutt* possono ammalarsi. Animenta.
PERUZZO, A. Benessere e salute mentale delle persone con incongruenza di genere: un focus sui disturbi del comportamento alimentare.



