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L’anorgasmia rappresenta una delle disfunzioni sessuali più destabilizzanti per chi assume antidepressivi. In particolare, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina e noradrenalina (SNRI) sono frequentemente associati a compromissioni della funzione orgasmica, sia nei soggetti maschili che femminili. Sebbene queste molecole abbiano rivoluzionato il trattamento della depressione e dei disturbi d’ansia, il loro impatto sulla sessualità rimane sottovalutato nei contesti clinici, spesso perché viene affrontato con imbarazzo da pazienti e curanti.

Secondo numerosi studi, le disfunzioni sessuali indotte da SSRI possono colpire dal 30% fino al 70% dei pazienti (Balon et al., 1993; Zajecka et al., 1991), rendendo questi effetti collaterali tra i più comuni ma anche tra i meno discussi in ambito terapeutico. Tra le disfunzioni più frequenti si trovano la riduzione del desiderio, difficoltà erettile, ridotta lubrificazione vaginale e, soprattutto, ritardo o assenza dell’orgasmo. È proprio l’anorgasmia ad emergere come particolarmente invalidante sul piano soggettivo, relazionale e affettivo.

Un importante studio prospettico condotto da Labbate et al. (1998) su 61 pazienti affetti da disturbi d’ansia o depressione maggiore ha analizzato gli effetti di fluoxetina, sertralina e paroxetina su cinque dimensioni della sessualità: desiderio, erezione/lubrificazione, qualità dell’orgasmo, ritardo orgasmico e frequenza dei rapporti. I risultati, ottenuti attraverso scale analogiche visive, hanno mostrato un peggioramento significativo della qualità orgasmica e un aumento del tempo necessario per raggiungere l’orgasmo già al primo mese di trattamento, con persistenza dei sintomi fino al terzo mese. Sorprendentemente, le variazioni in termini di libido, frequenza sessuale e lubrificazione sono risultate minime, suggerendo che l’orgasmo sia la funzione sessuale più sensibile all’effetto degli SSRI.

Le donne, in particolare, hanno riportato tassi più elevati di anorgasmia rispetto agli uomini, anche se la differenza non ha sempre raggiunto significatività statistica. Tuttavia, questo dato riflette una tendenza osservata anche in letteratura, dove la risposta sessuale femminile si dimostra spesso più vulnerabile agli effetti farmacologici, forse anche a causa di un minore riconoscimento sociale e clinico del piacere femminile come priorità terapeutica.

Dal punto di vista neurobiologico, la serotonina esercita un effetto inibitorio sul riflesso orgasmico, soprattutto attraverso la stimolazione dei recettori 5-HT2. Questo può spiegare perché farmaci che aumentano i livelli sinaptici di serotonina, come gli SSRI, interferiscano con il circuito neurofisiologico del piacere e dell’orgasmo. Non a caso, alcune molecole come la fluoxetina sono state testate anche per il trattamento dell’eiaculazione precoce, proprio grazie al loro effetto “ritardante” sull’orgasmo maschile (Waldinger et al., 1994).

Nonostante la presenza di questi effetti collaterali sia ben documentata, nella pratica clinica spesso non viene esplorata in modo sistematico. I pazienti possono vergognarsi di riferire problemi sessuali o non li collegano all’assunzione farmacologica. Dal canto loro, i clinici potrebbero trascurare la valutazione della sessualità ritenendola secondaria rispetto al miglioramento dell’umore, dimenticando che la salute sessuale è parte integrante del benessere psico-fisico e può influenzare direttamente l’aderenza terapeutica.

La gestione dell’anorgasmia indotta da antidepressivi può avvalersi di diverse strategie. Tra queste, il passaggio a farmaci con un miglior profilo sessuale come il bupropione, l’aggiunta di molecole come la cyproheptadina o il nefazodone, oppure il cosiddetto “drug holiday” (interruzione temporanea del farmaco in prossimità dell’attività sessuale), laddove clinicamente appropriato. In alternativa, si può considerare una somministrazione on-demand di antagonisti serotoninergici, come dimostrato in alcuni casi report sull’uso dell’amantadina (Segraves, 1998).

In un’ottica sessuologica, è fondamentale restituire centralità alla funzione orgasmica come indicatore di salute, non solo come parametro meccanico ma come espressione di vitalità, connessione, agency corporea. L’anorgasmia non dovrebbe mai essere considerata un “effetto collaterale tollerabile” ma una manifestazione da accogliere, esplorare e affrontare in un setting terapeutico integrato, soprattutto alla luce della crescente richiesta di qualità di vita anche nei percorsi psichiatrici.

Tirocinante: Aurora Cannizzaro

Tutor: Maurizio Leuzzi

BIBLIOGRAFIA

Balon, R., Yeragani, V. K., Pohl, R., & Ramesh, C. (1993). Sexual dysfunction during antidepressant treatment. Journal of Clinical Psychiatry, 54(6), 209–212.

Labbate, L. A., Grimes, J., Hiaes, A., Oleshansky, M. A., & Arana, G. W. (1998). Sexual dysfunction induced by serotonin reuptake antidepressants. Journal of Sex & Marital Therapy, 24(1), 3–12.

Segraves, R. T. (1998). Amantadine treatment of fluoxetine-induced anorgasmia. Journal of Clinical Psychiatry, 59(5), 205–206.

Waldinger, M. D., Hengeveld, M. W., & Zwinderman, A. H. (1994). Paroxetine treatment of premature ejaculation: A double-blind, randomized, placebo-controlled study. American Journal of Psychiatry, 152(9), 1377–1379.

Zajecka, J., Fawcett, J., & Scharff, M. (1991). The role of serotonin in sexual dysfunction: Fluoxetine-associated orgasm dysfunction. Journal of Clinical Psychiatry, 52(2), 66–68.

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