Nel complesso panorama delle parafilie, esiste una forma ancora poco conosciuta e oggetto di controversie etiche e cliniche: l’attrazione sessuale verso persone con disabilità fisiche. Questo tipo di orientamento erotico, noto nel contesto clinico come acrotomofilia, si riferisce all’interesse sessuale esclusivo o prevalente nei confronti di individui con amputazioni, deformazioni agli arti o che usano di ausili medici come protesi, gessi e sedie a rotelle. Il concetto è stato studiato sin dagli anni Ottanta dallo psicologo e sessuologo John Money, che lo ha inserito tra le parafilie, per la sua vicinanza al feticismo.
In questa particolare configurazione del desiderio, l’elemento attrattivo non risiede nella persona nella sua globalità, bensì nella condizione fisica della disabilità, nella parte amputata o nell’oggetto che ne segnala la presenza. L’interesse erotico si concentra quindi sull’elemento disfunzionale, piuttosto che sulla soggettività dell’altro, riducendo spesso l’individuo disabile a mero contenitore del feticcio. Questo spostamento della centralità del desiderio solleva interrogativi critici sul piano etico e relazionale, poiché implica un rischio di oggettivazione e potenziale sfruttamento emotivo.
Tale orientamento parafilico è generalmente egosintonico: la persona che lo sperimenta lo considera naturale, non problematico, e spesso ne cerca la normalizzazione attraverso gruppi, forum e comunità online. Questi spazi virtuali, sempre più diffusi, diventano luoghi in cui si condividono immagini di corpi disabili – spesso senza consenso – e si cercano attivamente relazioni con persone con disabilità, a volte bypassando le dinamiche della reciprocità affettiva.
All’interno di questo fenomeno si delineano diverse sottocategorie: esistono soggetti attratti da amputazioni (talvolta definiti amputee lovers), altri orientati verso chi fa uso di gessi (caster), o ancora verso utenti di sedie a rotelle o persone affette da poliomielite. L’elemento comune resta l’identificazione della disabilità fisica come nucleo erotico centrale. Alcuni soggetti trovano eccitante osservare difficoltà motorie o gesti quotidiani complicati dall’assenza di arti, altri si focalizzano sulla possibilità di immaginare ciò che è nascosto sotto una protesi o una fasciatura.
Le relazioni instaurate da queste persone tendono ad essere marcate da una forte componente feticistica e da una scarsa intimità emotiva. In molti casi, si osserva un evitamento del legame affettivo in favore di un’interazione strumentale e spesso invadente: richieste di toccare l’arto mancante, osservare gesti intimi o assistere a momenti di vulnerabilità diventano parte integrante del copione erotico. Non è raro che soggetti con queste preferenze si inseriscano in contesti di assistenza, volontariato o ambiti professionali con l’unico scopo di mantenere un contatto costante con corpi disabili, alimentando la loro ossessione.
Alla luce di tali dinamiche, è urgente porre l’attenzione sulla necessità di strategie di tutela, volte a proteggere le persone con disabilità da possibili manipolazioni o abusi. L’educazione sessuale rivolta ai soggetti disabili e alle loro famiglie può rappresentare un valido strumento per riconoscere comportamenti problematici e promuovere relazioni basate sulla reciprocità e il rispetto.
In conclusione, parlare di attrazione sessuale verso la disabilità non significa stigmatizzare ogni forma di desiderio non convenzionale, ma piuttosto distinguere tra ciò che valorizza l’altro come persona e ciò che, al contrario, lo riduce a feticcio. Solo attraverso una riflessione attenta e un’adeguata informazione sarà possibile proteggere la dignità e la libertà affettiva di chi vive una condizione di disabilità, salvaguardandola da dinamiche relazionali potenzialmente lesive.
BIBLIOGRAFIA
- Mian e C. Lacalamita (2007), Devoti – Devotee, Viaggio all’interno di un fenomeno inesplorato. Edizione Phasar



