Il disturbo frotteuristico è una parafilia classificata nel DSM-5 come una condizione in cui una persona manifesta, per almeno sei mesi, impulsi sessuali ricorrenti e intensi, fantasie o comportamenti che implicano il toccare o strofinarsi contro una persona non consenziente. Tale disturbo rientra tra i disturbi parafilici e comporta una significativa sofferenza personale o danno altrui. Comprendere come una persona affetta da disturbo frotteuristico vive la propria sessualità implica esplorare dinamiche complesse legate al desiderio, al controllo, al senso di colpa e alla difficoltà di instaurare relazioni intime sane e consensuali.
Chi soffre di disturbo frotteuristico spesso prova eccitazione sessuale non attraverso la reciprocità, l’intimità o la condivisione emotiva, ma attraverso il contatto fisico non richiesto e furtivo con sconosciuti, in genere in luoghi affollati come mezzi pubblici, strade o centri commerciali.
La sessualità, in questo contesto, viene vissuta in modo disfunzionale, legata a un impulso incontrollabile ed alla trasgressione delle norme sociali e morali. Il contatto non consensuale diventa l’unico canale in cui l’eccitazione riesce ad esprimersi pienamente, generando un circolo vizioso tra impulso, atto e gratificazione.
Molti individui frotteuristi vivono la sessualità con un forte senso di alienazione. Alcuni riconoscono l’inadeguatezza e la pericolosità dei propri comportamenti, ma sentono di non riuscire a controllarli. In questi casi, il vissuto erotico è intriso di vergogna, senso di colpa e isolamento. Altri invece razionalizzano il comportamento, minimizzandone l’impatto o negando la sofferenza delle vittime, trovando giustificazione nei propri desideri e distorcendo la percezione del consenso.
Sul piano psicologico, il disturbo frotteuristico è stato messo in relazione con difficoltà nell’instaurare relazioni intime mature, insicurezza nell’identità sessuale e bisogno di esercitare un controllo sull’altro. La dimensione del toccare in modo furtivo può rappresentare, a livello inconscio, un modo per affermare un potere che nella vita quotidiana viene percepito come mancante. Il soggetto può vivere il corpo dell’altro come un oggetto da conquistare senza affrontare il rischio del rifiuto.
La relazione con il proprio corpo e la propria sessualità è quindi profondamente frammentata: il desiderio non è integrato in una relazione emotiva significativa, ma rimane confinato ad una ritualità ossessiva, spesso legata all’eccitazione della trasgressione. La masturbazione dopo l’atto frotteuristico è un elemento frequentemente riportato nella letteratura clinica, e sottolinea quanto l’atto stesso non sia finalizzato al contatto in sé, ma alla soddisfazione dell’impulso.
L’intervento terapeutico può includere approcci farmacologici, come gli inibitori della ricaptazione della serotonina o, in casi selezionati, i trattamenti antiandrogeni, e psicoterapie focalizzate sul controllo degli impulsi, sull’empatia e sulla ristrutturazione cognitiva. In molti casi è centrale anche il lavoro sul senso di colpa e sulla rielaborazione di esperienze traumatiche pregresse, spesso legate alla sfera sessuale o relazionale.
Uno degli obiettivi principali dell’intervento è aiutare la persona a riconnettere la propria sessualità con l’elemento della reciprocità e del consenso, promuovendo una maggiore consapevolezza del danno arrecato e favorendo lo sviluppo di alternative sessuali meno disfunzionali. Si lavora anche sul potenziamento delle abilità sociali e affettive, con l’obiettivo di rendere possibile una sessualità vissuta in un contesto relazionale autentico e non più basata sull’agito compulsivo.
Chi vive con un disturbo frotteuristico sperimenta spesso una sessualità frammentata, spinta da impulsi che generano disagio e isolamento. È fondamentale riconoscere la natura patologica di tali comportamenti senza demonizzare la persona, ma piuttosto comprendendo la complessità dei vissuti affettivi e sessuali sottostanti. L’intervento terapeutico, se ben calibrato, può restituire alla persona una sessualità più sana e relazioni più autentiche, rompendo il ciclo della compulsione e favorendo la crescita personale.
In definitiva, il disturbo frotteuristico rappresenta una sfida clinica e sociale importante, in quanto mette in luce una forma di espressione sessuale patologica che si fonda sull’assenza di consenso e sulla trasgressione delle norme relazionali. La comprensione empatica di questi individui non implica giustificazione dei comportamenti, ma piuttosto la possibilità di aprire un percorso terapeutico che permetta di ricostruire una sessualità basata sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla responsabilità. In un’ottica clinica e psicosociale, è fondamentale promuovere l’educazione sessuale, la prevenzione e la presa in carico precoce, per evitare che il disagio individuale si traduca in condotte dannose verso gli altri. Solo attraverso un intervento integrato e privo di pregiudizi si può aiutare chi soffre di questo disturbo a sviluppare un’identità affettiva e sessuale più sana e rispettosa dell’altro.
Tirocinante: Veronica Pau
Tutor: Maurizio Leuzzi
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