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L’ibristofilia è una parafilia caratterizzata dall’eccitazione sessuale verso individui che hanno commesso atti criminali, anche efferati, come omicidio, stupro e rapina a mano armata. Il termine deriva dal greco “hybris“, che indica tracotanza o sfida, e “philia”, che significa forte affinità.
Si distinguono generalmente due tipologie di ibristofilia:
- Ibristofilia passiva: la persona prova attrazione per il criminale senza desiderare di partecipare ai suoi atti illeciti. Questa forma si manifesta spesso con la tendenza a idealizzare l’autore del reato, attribuendogli caratteristiche eroiche o giustificandone le azioni;
- Ibristofilia attiva: l’individuo non solo è attratto dal criminale, ma prova eccitazione o soddisfazione all’idea di partecipare attivamente ai suoi crimini. In alcuni casi, questo può portare alla complicità o alla commissione diretta di atti illeciti (in questo caso si può parlare di sindrome di Bonnie e Clyde).
Negli anni, questo fenomeno è stato oggetto di studio in ambito psicologico, sociologico e criminologico, poiché coinvolge dinamiche complesse di attrazione e percezione del rischio. Ad esempio, uno dei più famosi casi di ibristofilia è avvenuto quando un gran numero di donne fu attratto dal serial killer statunitense Ted Bundy. Dopo il suo arresto, decine di donne si presentavano nelle aule dei tribunali per assistere ai suoi processi e centinaia di lettere d’amore gli venivano recapitate in carcere. Questo successe anche con Jeffrey Dahmer e Richard Ramirez, che ricevette addirittura una proposta di matrimonio.
Le spiegazioni psicologiche dell’ibristofilia sono variegate e spesso interconnesse. Alcune delle teorie più rilevanti includono:
- Bisogno di emozioni intense: l’attrazione per i criminali può derivare da un desiderio di vivere esperienze forti e fuori dall’ordinario, con il partner percepito come figura eccitante e imprevedibile;
- Dinamiche di salvataggio: alcune persone sviluppano la convinzione di poter “redimere” o cambiare il criminale, vedendolo come una vittima di circostanze esterne o di un passato traumatico. Katherine Ramsland, docente di psicologia forense, sostiene infatti che le donne innamorate di questi criminali sentissero di avere una missione: quella di salvarli;
- Distorsione dell’attaccamento: individui con esperienze pregresse di attaccamento disfunzionale potrebbero essere più inclini a sviluppare attrazione per figure percepite come dominanti o pericolose, associando inconsciamente questi tratti a forme di protezione o amore;
- Ricerca di status e notorietà
In ambito criminologico e sociologico, l’ibristofilia rappresenta un elemento rilevante per comprendere non solo le dinamiche interpersonali che si instaurano tra criminali e individui esterni, ma anche il fenomeno mediatico che circonda certi criminali. Le lettere d’amore, le proposte di matrimonio e le difese pubbliche a favore di condannati per crimini efferati sono esempi che evidenziano la complessità di questo comportamento.
Dal punto di vista clinico, l’ibristofilia può essere interpretata come manifestazione di problematiche sottostanti, come bassa autostima, ricerca di validazione o difficoltà a instaurare relazioni sicure e sane. A questo proposito, lo psicologo Leon F. Seltzer affermò: «Come terapista ho incontrato molte donne che si lamentavano della propria vulnerabilità di fronte a uomini dominanti che esse consapevolmente riconoscevano essere del tutto sbagliati per loro» (2012).
Tuttavia, studi futuri potrebbero approfondire la relazione tra ibristofilia, disturbi della personalità e dinamiche socio-culturali, con particolare attenzione all’impatto dei media nella costruzione della figura del “criminale affascinante” e alla possibile prevenzione di comportamenti a rischio nelle persone vulnerabili.
Tirocinante: Elda Faggiano
Tutor: Maurizio Leuzzi
SITOGRAFIA
https://www.bcu.ac.uk/news-events/news/why-are-people-attracted-to-serial-killers



