Il mondo dello spettacolo è da sempre un palcoscenico per l’espressione, ma poche forme d’arte possiedono la carica esplosiva, la gioia irriverente e la profonda valenza socio-culturale del fenomeno Drag Queen. Lontano dall’essere una semplice forma di travestimento, l’arte drag è un caleidoscopio di creatività, una critica giocosa e tagliente ai concetti rigidi di genere e un pilastro fondamentale della storia e della cultura LGBTQIA+.
Sebbene il termine “drag” – forse derivato dalla sensazione degli abiti lunghi che “strascicano” (in inglese, drag) sul pavimento – sia emerso nel tardo XIX secolo, l’atto di indossare abiti associati al sesso opposto per fini teatrali ha radici molto più antiche. Nel teatro shakespeariano, per esempio, i ruoli femminili erano interpretati da ragazzi o uomini a causa del divieto per le donne di salire sul palcoscenico. Tuttavia, il drag come lo conosciamo oggi si è sviluppato in contesti sotterranei, spesso in risposta alla repressione sociale. Le “ball culture” clandestine di New York, immortalate nel documentario Paris Is Burning, sono state cruciali. Qui, le persone queer, in particolare quelle di colore, trovavano uno spazio sicuro per esprimersi, esibendosi in “balli” e “concorsi” dove l’eccesso, la moda e la performance erano atti di resistenza e affermazione identitaria.
Le Drag Queen hanno avuto un ruolo di primo piano in momenti storici cruciali, in particolare nei Moti di Stonewall del 1969, considerati la scintilla che diede il via al moderno movimento per i diritti civili della comunità queer. Figure come Marsha P. Johnson e Sylvia Rivera, pur essendosi poi identificate come donne transgender, erano all’epoca attive performer drag e pioniere nell’attivismo. Il drag, quindi, non è solo divertimento ma è intrinsecamente legato alla lotta per i diritti e la visibilità.
Essere una Drag Queen è una forma d’arte complessa che richiede una padronanza di molteplici discipline. Richiede talento nel make-up e nell’acconciatura, capaci di creare un personaggio iperbolico che spesso sfida la mimesi per abbracciare la caricatura o il glamour esagerato. A ciò si aggiunge la maestria nell’ideazione di costumi, nella coreografia e, per molte, nell’arte del lip sync (sincronizzazione labiale), trasformando una canzone in una narrazione teatrale intensa.
La Drag Queen non si limita ad indossare abiti femminili; essa crea una “personaggia”, un’entità scenica distinta dalla persona che la incarna. Questa distinzione è fondamentale: l’arte drag è una performance di genere, un modo per giocare con i codici binari e dimostrare che il genere è una costruzione fluida, un abito che può essere indossato, modificato o persino sbeffeggiato. Come ha saggiamente affermato RuPaul Charles, l’icona che ha portato il fenomeno drag al mainstream con il suo show RuPaul’s Drag Race: “Non fingo di essere una donna. Quante donne conoscete che indossano una parrucca alta un metro e tacco 15?”
L’esposizione mediatica, in particolare grazie a programmi televisivi, ha catapultato il drag da sottocultura di nicchia a fenomeno di massa. Questa visibilità, pur portando con sé il rischio di una “normalizzazione” o commercializzazione eccessiva, ha anche ampliato la sua influenza. Il drag ha influenzato la moda, l’arte contemporanea e il linguaggio stesso (slang originariamente della ball culture è ormai comune).
Oggi, l’artista drag è un ambasciatore di inclusione e diversità. La sua presenza sul palco e nei media offre lezioni vitali sulla fluidità di genere, sull’accettazione di sé e sul potere della creatività come forma di liberazione. È una celebrazione chiassosa e scintillante della possibilità di ridefinire sé stessi al di là di ogni aspettativa sociale. Il Drag Queen è lo specchio esagerato, ma onesto, di una società che sta finalmente imparando a riconoscere e celebrare le infinite sfumature dell’identità umana.
Tirocinante: Simona Pinsone
Tutor: Maurizio Leuzzi
Bibliografia
Bazin, A. (a cura di). (2022). Drag. Un’arte queer che scuote il mondo. 24 ORE Cultura.
Hall, J., Birkin, S., Li, H., & Hans, J. S. (2022). L’Arte del Drag. Quinto Quarto Edizioni.
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Mastropaolo, S. (2023). Drag Italia. Storie e sogni di ieri e di oggi. 24 ORE Cultura.
Santamaria, E. (2021). Drag. Storia di una sottocultura. Edizioni dell’Asino.
Taylor, V., & Rupp, L. J. (2006). Learning from Drag Queens. Contexts, 5(3), 12–17.
Vaid-Menon, A. (2017). Beyond the Gender Binary. Penguin.



