Negli ultimi decenni, il rapido progresso delle tecnologie digitali ha favorito l’emergere di nuove forme di contenuti illeciti, tra cui il materiale virtuale di abuso sessuale su minori, comunemente indicato con l’acronimo VCSAM (Virtual Child Sexual Abuse Material). A differenza della pornografia infantile tradizionale, questo tipo di materiale non implica il coinvolgimento diretto di minori reali, ma si presenta sotto forma di immagini, video, animazioni, fumetti e contenuti 3D o generati artificialmente che raffigurano bambini in contesti sessualmente espliciti. Sebbene non derivino dalla registrazione di abusi reali, tali rappresentazioni simulano in modo sempre più realistico atti di natura pedopornografica, grazie all’evoluzione delle tecnologie grafiche e dell’intelligenza artificiale.
L’esistenza e la crescente diffusione del VCSAM sollevano interrogativi complessi, non solo sul piano etico, ma anche su quello giuridico e psicologico. Dal punto di vista legale, le risposte normative variano in modo significativo da un Paese all’altro, riflettendo approcci culturali differenti. In alcuni Stati, come l’Australia, la legislazione criminalizza anche il mero possesso o la produzione di questo tipo di contenuti, nella convinzione che essi contribuiscano a normalizzare la sessualizzazione dell’infanzia e possano, in alcuni casi, incentivare una progressione verso forme di abuso reale. Al contrario, in ordinamenti più permissivi come quello statunitense, la Corte Suprema ha stabilito che i contenuti virtuali che non raffigurano minori reali possono rientrare nell’ambito della libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento, salvo che non siano classificati come “osceni” o riconducibili a rappresentazioni di minori realmente esistenti.
Alla base delle posizioni favorevoli alla criminalizzazione del VCSAM vi è l’idea che, pur non implicando il coinvolgimento di bambini reali, tali contenuti contribuiscano a normalizzare la sessualizzazione dell’infanzia. Essi possono fungere da strumenti di eccitazione sessuale per individui con attrazione pedofila, rafforzando fantasie devianti e facilitando potenzialmente il passaggio ad abusi concreti. Inoltre, il consumo regolare di materiale virtuale può mantenere viva — o persino intensificare — l’attrazione verso minori, incentivando la ricerca di contenuti sempre più espliciti o realistici.
Sul piano psicologico, la letteratura scientifica propone diverse cornici teoriche per interpretare il fenomeno del VCSAM. Una delle più discusse è quella del cosiddetto modello sostitutivo, secondo cui tale materiale costituirebbe una sorta di “male minore”: un mezzo attraverso cui alcuni individui potrebbero soddisfare fantasie proibite senza arrecare un danno concreto. Tuttavia, questa prospettiva risulta fortemente controversa e rischia di sottovalutare le potenziali conseguenze a lungo termine. Altri approcci teorici, infatti, ipotizzano un possibile effetto di escalation, secondo cui l’esposizione continuativa al VCSAM potrebbe fungere da primo passo verso forme di consumo più estreme. In questo scenario, alcuni soggetti potrebbero sviluppare una crescente tolleranza, sentendosi progressivamente attratti da contenuti di abuso reale (CSAM) e, nei casi più gravi, arrivare a compiere atti di violenza sessuale su minori.
Un ulteriore modello interpretativo è quello dell’attivazione, secondo cui il consumo di VCSAM può innescare o intensificare fantasie sessuali devianti in soggetti già predisposti. A questo si affianca il concetto di disimpegno morale, ovvero la tendenza a percepire i contenuti virtuali come eticamente meno gravi rispetto a quelli reali. La natura simulata del materiale può indurre l’utente a minimizzare la portata del proprio comportamento, giustificandolo come innocuo e abbassando così le difese morali che normalmente impedirebbero l’adozione di condotte devianti. Infine, il modello del rinforzo comportamentale evidenzia come l’uso ripetuto e compulsivo del VCSAM possa radicarsi attraverso meccanismi simili a quelli delle dipendenze comportamentali: la gratificazione immediata associata al consumo tende a consolidare l’abitudine, rendendo progressivamente più difficile interrompere il ciclo di utilizzo.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di criticità: le piattaforme attraverso cui tali contenuti vengono condivisi — come forum dedicati e ambienti del dark web — che spesso danno origine a comunità chiuse in cui gli utenti non solo scambiano materiale, ma si rafforzano reciprocamente nelle proprie convinzioni, legittimando fantasie e comportamenti potenzialmente dannosi. Questi ambienti contribuiscono così a ridurre ulteriormente il senso di colpa e a normalizzare condotte altrimenti inaccettabili.
In conclusione, il fenomeno del VCSAM costituisce una sfida articolata e rilevante che richiede un’attenzione sistematica e approfondita. Pur non implicando il coinvolgimento di minori reali, il suo potenziale impatto sul comportamento individuale e sulla normalizzazione della sessualizzazione dei minori solleva importanti preoccupazioni.
Tutor: Maurizio Leuzzi
Tirocinante: Giorgia Affuso
Bibliografia
Christensen, L. S., Moritz, D., & Pearson, A. (2021). Psychological perspectives of virtual child sexual abuse material. Sexuality & Culture, 25(4), 1353-1365.



