L’Organizzazione Mondiale della Sanità, definisce come mutilazione genitale femminile “tutte quelle procedure che comprendono la rimozione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni agli organi genitali femminili per ragioni non mediche”.
L’OMS divide le mutilazioni genitali femminili in quattro gruppi principali:
- CLITORIDECTOMIA: rimozione totale o parziale del clitoride o in alcuni casi solo della pelle che lo circonda.
- ESCISSIONE: parziale o totale rimozione del clitoride o delle piccole labbra con o senza escissione delle grandi labbra.
- INFIBULAZIONE: asportazione del clitoride con scarificazione delle grandi labbra che vengono fatte aderire e cicatrizzare insieme, a cui segue la cucitura della vulva.
- NON CLASSIFICATE: vengono incluse tutte quelle categorie che riguardano la perforazione o l’incisione del clitoride o delle piccole labbra; ustione del clitoride e del tessuto circostante; raschiamento del tessuto circostante l’orifizio vaginale o incisione della vagina; introduzione di sostanze o erbe corrosive in vagina per causare emorragie o allo scopo di restringere la vagina.
Secondo i dati dell’Unicef, 125 milioni di donne nel mondo hanno subito mutilazioni genitali e più di 30 milioni rischiano di subirle nei prossimi dieci anni.
L’Africa è il continente in cui il fenomeno è più diffuso con 91,5 milioni di bambine di età superiore ai 9 anni vittime di questa pratica.
Le motivazioni che vengono fornite riguardo questo fenomeno, sono differenti a seconda delle aree geografiche interessate; tutte però, si basano su credenze, superstizioni e tradizioni.
Le più frequenti sono:
-Ragioni sessuali: alcune testimonianze riportano la credenza secondo la quale la secrezione delle ghiandole dei genitali di una donna non circoncisa uccida gli spermatozoi nella vagina.
-Sociologiche: in quanto vengono considerate come una garanzia di fedeltà.
-Igieniche: la rimozione degli organi genitali è giustificata dai fautori dell’infibulazione con l’idea di mantenere pulita questa zona del corpo.
-Estetiche: si ritiene che il prepuzio del pene venga rimosso essenzialmente per motivi estetici, stessa cosa per il clitoride.
-Sanitarie: secondo cui le donne circoncise siano meno soggette ad infezioni, etc.
Per tutte, l’evento è un grave trauma, molte bambine entrano in uno stato di shock a causa dell’intenso dolore e del pianto che segue. Conseguenze a lungo termine sono la formazione di ascessi, infezioni e ostruzioni del tratto urinario, forti dolori nei rapporti sessuali, maggiori vulnerabilità all’infezione da HIV o AIDS, infertilità, maggiore rischio di mortalità materna.
Le conseguenze a livello psico-sessuologico, invece, sono principalmente frigidità, mancanza di orgasmo dovuta all’amputazione del clitoride, difficoltà nella penetrazione, disturbi del comportamento, malattie psicosomatiche, ansia, depressione e incubi.
Come si può intuire, la sofferenza che la donna deve subire è atroce e, a tale proposito, riporto un passo del libro di WARIS DIRIE intitolato “Fiore del Deserto. Storia di una Donna”:
“Sentii la carne dei miei genitali che veniva lacerata e il rumore sinistro di quella lama che andava avanti e indietro. Quando ci ripenso non riesco a credere che mia sia successo veramente”.
La legge del 9 Gennaio 2006 n°7 “Disposizioni concernenti la prevenzione ed il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile”, composta da nove articoli, è il frutto di un lavoro dettato dalla necessità di far fronte al fenomeno della mutilazione genitale femminile in Italia.
In occasione della giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, il 6 Febbraio 2017, AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), ha lanciato una piattaforma web europea per cercare di porre fine a questa forma di violenza sulle donne e fornire un supporto alle vittime attraverso la formazione di operatori sanitari che si trovano ad affrontare la tematica da vicino.
Tutto questo è stato fatto perché il problema delle mutilazioni, non riguarda più soltanto i paesi in cui vigono queste tradizioni, ma tutti quelli che, come l’Italia, con le ondate di flussi migratori, si trovano ad accogliere le donne che ne sono state vittime.
Tirocinante: Carmen Belluscio
Tutor: Fabiana Salucci
SITOGRAFIA
- http://www.AIDOS.it
- http://www.GazzettaUfficiale.it
- http://www.ilfattoquotidiano.it
- http://www.repubblica.it
- http://www.rivistadiscienzesociali.it
- https://www.unicef.it
- http://dirittiumani.donne.aidos.it
BIBLIOGRAFIA
-“Fiore del deserto. Storia di una donna.” – Dirie Waris & Miller Cathleen, Garzanti editori s.p.a, Milano, 1998.



